Il Sottosopra è un vino dei Fratelli Rosso, che hanno cantina a Tarantasca, in provincia di Cuneo, e vigne tra Busca e Costigliole Saluzzo, sulle colline del Saluzzese. Per provare a raccontarlo devo descrivere la cucina dei miei nonni materni, che facevano i mezzadri a Bardolino, in provincia di Verona, e non ci sono più da molti anni.
Nonna Rosi e nonno Piero abitavano in una casa in collina, coltivavano le vigne e allevavano tre o quattro vacche, un maiale e qualche gallina. L’ingresso era proprio dirimpetto al cancello. La stanza di sinistra era a disposizione del padrone dei campi, e non veniva quasi mai aperta; quella di destra era la cucina. In cucina c’erano un camino, su cui la nonna cuoceva la polenta nel paiolo di rame, e una stufa economica a legna, che serviva per fare il resto da mangiare. Poi due credenze per le stoviglie, la madia della farina, la tavola grande, due finestre che davano sul davanti e una verso il pozzo e la stalla, Da una porta fra le due credenze da cui si accedeva alla piccola cantina, nella quale il vino fermentava un po’ di vino per sé e per la famiglia. Sopra la porta della cantina c’era un mensola con le fotografie dei parenti morti.
L’aria della cucina odorava perennemente di fumo e di caligine, per via della stufa e del camino, e anche di vino, un po’ per la prossimità della cantina, e un po’ perché tanti venivano a trovare il nonno, a parlare, a cantare, a giocare a briscola o alla morra, e il bottiglione, così, era sempre aperto. Il vino era rosso, rustico, acidulo, salato, e aveva un tannino che allappava, ma insieme a qualche po’ di salame, tagliato a fette spesse e generose, il pane o la polenta abbrustolita, invitava a prendersi tutto il tempo che serviva. Io, ragazzetto, ascoltavo il parlare dei grandi, assaggiavo appena un dito di vino e mi sentivo un po’ adulto anch’io.
Col primo sorso del Sottosopra mi sono ritrovato là, bambino, nella casa dei nonni. Perché questo è un rosso contadino come quelli di una volta, salatino e quasi selvatico; chiama la compagnia, la fetta di salame e la sete, che a forza di parlare e di cantare c’è bisogno di bere. La ruvidezza del tannino è come quella delle mani callose di chi lavora la terra. Sa di profumi semplici e netti, di frutti del corniolo e di rosa canina, di violetta e di erbette di campo. Si fa con l’uva di quagliano, e poi un pochettino di dolcetto e qualche po’ di bianche, ma non si potrebbe dire, perché si tratta di un vino rosso generico, fuori dalle denominazioni di origine, e il nome delle varietà autoctone non si possono scrivere. Un quarto dell’uva viene da San Martino di Busca, il resto da Ceretto di Costigliole Saluzzo. Mi ha fatto rivivere sapori e momenti che non ricordavo neanche più, fotografia contemporanea di una vita di campagna che pensavo appartenesse a un passato lontano, e invece è qui, tuttora, nel mio bicchiere. Sia benedetto un vino che sa fare una magia come questa.
Vino Rosso Sottosopra 2023 Fratelli Rosso
(90/100)


