Perda Rubia, la pietra rossa, il granito, rossastro dell’Ogliastra, Sardegna orientale. Si chiama così l’azienda di Mario Mereu, Tenute Perda Rubia. La fondò il nonno, Mario anch’egli, negli anni Quaranta. Fu forse il primo imbottigliatore di Cannonau, quanto meno uno dei primissimi. “Per lui era una specie di missione sociale quella di acquistare l’uva, trasformarla e commercializzarla”, dice Mario, che adesso fa archeologia viticola viva, ripianta i cloni originari, prefilloserici. Spesso li mette a dimora a piede franco.
Prima o poi vorrei andare a trovarlo. La terra è molto estesa, seicento ettari, ma quelli a vigna sono una ventina, il resto a ulivo, cereali, bosco. Le bottiglie sono poche, venticinquemila. Il progetto è di portarle a quarantamila coi nuovi impianti. Comunque non molte. Intanto, mi accontento di quello che mi ha raccontato a Vinitaly, e dei vini, molto buoni, che ho assaggiato. Uno l’ho cercato e l’ho comprato, ed è stato la rivelazioni di saperi antichi: spero che la mia bottiglia sia buona come quella che ho provato nello stand, annata 1977. Ma ne parlo dopo.
Terza giornata del Vinitaly. Arrivo alla postazione, sono atteso. “Ci diamo del tu?”, chiede subito Mario. Meno male, così mi piace, meglio darsi del tu quando si beve assieme. Mi racconta del padre, e poi dice che “il cannonau ha delle grandissime potenzialità, che già si sono espresse e che in futuro si esprimeranno sempre di più, come farà la Sardegna”. Una dichiarazione d’intenti. Sul Cannonau concordo, perché questo è il momento di vitigni come il grenache (il cannonau è il nome sardo della varietà), che colorano poco e hanno profumi di territorio. Riguardo alla Sardegna, ripeto quel che ho già scritto, ossia che è stata una delle presenze più dinamiche di Vinitaly.
Mario, poi, mi ha risolto un dilemma. Tempo fa mi chiesi, proprio riguardo al Cannonau, perché per descriverne il profumo i sardi non usassero un qualche termine locale, in sostituzione della vaga definizione della macchia mediterranea. I francesi del Sud per la macchia parlano di garrigue. La macchia sarda è diversa, ha il mirto, e i vini ne esprimono il profumo. Qual è la parola della macchia, là in Sardegna? “È il murdègu” mi spiega Mario, dopo averci pensato un attimo. Finalmente! Eccola qui, la parola. E allora diciamolo (ditelo) forte: il Cannonau sa di murdègu.
Di Cannonau ne ho assaggiati quattro, uno molto particolare.
Cannonau di Sardegna Naniha 2023 Tenute Perda Rubia. Naniha è una contrazione di Anania, nome proprio maschile che è diffuso nell’Ogliastra, una sorta di omaggio alle radici popolari. Colore chiaro, colore vero da cannonau, da grenache, da tai rossi, da garnacha; varietale. “Le nostre tonalità, poi – dice Mario -, sono particolarmente chiare perché estraiamo poco”. Al naso c’è, solida, la macchia, il mirto, il murdègu del quale ho detto sopra. Poi, la terra rossa, la speziatura, l’ibisco. Di nuovo, la varietalità. “È un vino fresco, col quale ho voluto superare lo stereotipo del Cannonau macerato”, aggiunge. Quattordici gradi di alcol e devo parlare di leggerezza. (89/100)
Cannonau di Sardegna Riserva Perda Rubia 2022 Tenute Perda Rubia. Il colore qui è estremamente solare, è luminoso, splendente, leggero. Al naso sa di vermut, di erbe aromatiche, di Mediterraneo salmastro, di cannella, di noce moscata, ancora di macchia, e tanto. Il bouquet è affascinante, antico, elegante. Il tannino fa da sottofondo al sorso. I gradi alcolici sono quindici, eppure si beve. Quando si dice l’equilibrio. (93/100)
Cannonau di Sardegna Perda Rubia 2021 Tenute Perda Rubia. L’annata 2021 non aveva ancora la qualifica di Riserva, ma il vino è quello, ed è tuttora in vendita. La tinta è ancora una volta bellissima, qui un po’ più aranciata. Il profumo rimanda alla terra rossa, alle foglie secche, ai fiori macerati. (90/100)
Vino da Tavola Perda Rubia 1977 Comm. Prof. Mario Mereu. La sorpresa. Un Cannonau vinificato in bianco, maturato sotto flor, in stile ossidativo. Lo faceva il padre, innescando la fermentazione coi lieviti residui delle botti di castagno e rovere. “Fino alle metà degli anni Novanta si usava vinificare il cannonau anche in bianco”, racconta Mario, e magari ci si aggiungeva un pizzico di vernacina, che adesso si chiama granazza. Andava in bottiglia dopo tre anni. Dopo tutti questi anni, ha il colore dell’ambra. Il sorso è una meraviglia: fragoline di bosco, ribes, mela renetta, salvia, terra, e poi sale, tanto sale, che le labbre quasi pizzicano, e la lunghezza è infinita. Mi sono scritto, nel mio bloc notes: “cercarlo!”. L’ho cercato e trovato da un raccoglitore di vecchie bottiglie. Aspetto con trepidazione di aprirlo. Qui non metto, però, alcun voto: che voto vuoi dargli a una meraviglia del genere?


