Le Général Blanc, Trento guarda in alto

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Nel 2025 i Simoni delle cantine Monfort hanno celebrato un doppio anniversario: gli ottant’anni dalla fondazione dell’azienda, avvenuta nel 1945 con Giovanni Simoni, e i quarant’anni della loro attività spumantistica, iniziata nel 1985. Lorenzo Simoni, che guida adesso l’azienda, e i figli Chiara e Federico, si possono dunque ben dire testimoni della molta strada che il metodo classico del Trento ha percorso nei decenni.

Direi anzi, parlando della provincia nel suo complesso, che negli ultimi scampoli di tempo gli spumanti del Trento abbiano mostrato una sorta di accelerazione di gruppo verso la qualità, complice forse la tendenza a produrre versioni più secche, che probabilmente sono anche le più adeguate a mettere in luce la verticalità che mi aspetto da una bollicina di montagna, come usano definirla in zona. Ne è un esempio che direi perfetto il blanc de blancs dosaggio zero dei Simoni in versione riserva, che ho appena bevuto, rimandando ad altra data l’assaggio dei loro pinot neri apprezzati dalla critica. Mi sono voluto concentrare sullo chardonnay perché è l’uva – in genere per me non amatissima (di solito preferisco il noir e il meunier) – che ha dato l’abbrivio alla spumantistica della provincia, e dunque mi piaceva osservare fin dove l’avesse potuta spingere una famiglia che la elabora nel Trentino da quattro decenni. Ebbene, il risultato mi è parso notevolissimo, tant’è che del Trento Le Général Blanc 2017 (la sboccatura è del 2024), dopo l’assaggio mi sono portato la bottiglia in tavola per bermene un bicchiere in tutta tranquillità.

Vorrei sintetizzarlo in tre aggettivi, questo vino, che sono accogliente, conciliante, rassicurante. Insomma, un vino nel quale ritrovi la flemma e il passo dei trentini quando camminano sulle loro montagne. L’uva viene un po’ dalle terrazze vitate sui fianchi scoscesi della valle di Cembra, che mi pare si ritrovino nella florealità dei profumi, e un po’ dalle colline calcaree di Trento, che emergono, direi, nella sapidità del sorso. Buccia di cedro candita, pera abate, panettone, vaniglia, accompagnano per mano il bevitore in un ambiente rilassato, lo invitano a prendersi il suo tempo. C’è poi, nella freschezza, un rimando a quell’aria frizzantina che ti fa fremere la pelle quando spira giù dai monti, ma sono assenti, grazie al cielo, quelle taglienze che troppo spesso ritrovo nei metodi classici forzatamente secchi che vengono prodotti, per moda, ormai dappertutto. Fare metodo classico è un impegno serio, che chiede tempo, sapienza e rispetto, e i Simoni questo lo sanno, e lo mettono in pratica.

Dicevo che cercavo una conferma dei passi in avanti compiuti dalla spumantistica trentina coi suoi chardonnay; ecco, qui la conferma c’è, e dice che passo dopo passo si è arrivati in alto. Molto, molto ben fatto.

Trento Blanc de Blancs Riserva Dosaggio Zero Le Général Blanc 2017 Monfort
(92/100)

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