Eh, sì, il Moscato d’Asti è il vero grande NoLo

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Quand’è fatto per bene, il Moscato d’Asti non ha letteralmente alcun paragone al mondo, e brilla per grazia e dinamicità, leggerezza e complessità. E basta, allora – mi viene da dire – con questa retorica cinicamente commerciale dei No-Lo wine, e insomma dei vini artificiosi a bassa o nulla gradazione alcolica che sono saltati fuori adesso, come se fossero il nuovo che avanza, l’invenzione delle invenzioni dell’enologia moderna, la panacea di chissà quali mali: i grandi, grandissimi vini a bassa gradazione naturale in Italia ce li abbiamo già, si chiamano Moscato d’Asti, Asti Spumante o Fior d’Arancio nella versione spumante sui Colli Euganei. Sono buonissimi e appartengono alla nostra grande storia enologica, sono eclettici negli accostamenti e negli stili di beva, e stanno alla grande con il cibo.

Tra i produttori miei preferiti di Moscato d’Asti c’è Cadgal, che con la nuova gestione di Alessandro Varagnolo, subentrato nel 2023, insieme  con la famiglia, ha dato slancio ulteriore all’opera già benemerita che aveva impostato il precedente proprietario, Alessandro Boido, portandola ancora più in alto in termini di eleganza, di finezza, cosicché a Vinitaly non ho resistito alla tentazione di andare almeno brevemente al suo stand per assaggiare le nuove annate, di cui do cenno qui sotto.

Moscato d’Asti Lumine 2025. Bello! Ha il pizzicorino degli agrumi (il mandarino), il sale, la salvia. Succo, beva, dinamismo, avvolgenza, e il tutto appena coi suoi cinque gradi alcolici. Miracoloso equilibrio. Da aperitivo, questo è un vino meraviglioso per l’aperitivo, servito con le tartellette di verdure, di formaggi e di salumi. (93/100)

Canelli Moscato Sant’Ilario 2024. Cedro, limone, mandarinetto, un cesto di agrumi, e poi sale, tanto sale, che ti saliva il palato. Persistente e setoso, tattile e gustoso, e ancora solo il cinque per cento di alcolicità. Cosa dicevo sopra, a proposito del fatto che i grandi vini poco alcolici li abbiamo? Questo dategli tempo e sarà ancora più complesso, e fascinoso. (91/100)

Asti Spumante Dolce 2024. Anche se preferisco il Moscato d’Asti, non disdegno, comunque, l’Asti Spumante, nella versione dolce, ovviamente, e dicendo “ovviamente” ho già detto tutto. Qui ci sono il sambuco, il gelsomino, il lime, il limone, e la dolcezza è tenuta a freno da un trama quasi tannica, che approfondisce il sorso. (91/100)