Ziller 47, il fascino della Sicilia che torna alle radici

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La Tenuta Gorghi Tondi, a Mazara del Vallo, è la casa del grillo. Intendo il vitigno autoctono siciliano, che da solo rappresenta quasi il quaranta per cento dei vigneti gestiti da Annamaria e Clara Sala. “Il grillo è il vitigno simbolo della nostra produzione“, mi dice Annamaria, che ho incontrato a Vinitaly, in uno stand che era un pezzo di Sicilia traportato nei padiglioni di Veronafiere, e l’azzurro marino dominava, insieme alla trama arabeggiante del disegno. Fu per trovare terre adatte a coltivare il grillo che la bisnonna Dora comprò la tenuta, ai primi del Novecento. Con quell’uva ci si faceva il Marsala. Però il grande salto l’azienda l’ha fatto nel 2000, quando Michele Sala, forte di una prestigiosa carriera nel vino siciliano, decise di incominciare a imbottigliare.

Michele Sala è scomparso nel 2020. “Noi sappiamo che ci sarai sempre”, scrissero allora Annamaria e Clara. Adesso gli hanno dedicato un vino, ovviamente a base di uva grillo, ed è uno dei vini più buoni che ho assaggiato a Vinitaly. Un pre British, un vino fatto come voleva la tradizione trapanese, prima che gli inglesi inventassero il Marsala. Non fortificato. Le radici che tornano.

Il vino si chiama Ziller 47. Ziller era il soprannome di papà, 47 sta per il suo anno di nascita. “Era un’idea fortemente voluta da nostro padre – mi dice Annamaria – e chiude il cerchio sulla versatilità di un vitigno come il grillo”. È un po’ la rivistazione “di un’epoca in cui l’aggiunta di alcol al vino non era ancora la norma e gli affinamenti prevedevano lunghi anni in botte, grazie anche a una gradazione alcolica naturale importante”. I gradi alcolici sono sedici, lo zucchero residuo è di una ventina di grammi per litro, ha un equilibrio straordinario e un sale che avvince.

Quella che ho bevuto io è la seconda edizione che se ne fa, blend delle annate dalla 2010 alla 2013. Mi è molto, molto piaciuto, dicevo, questo vino che è talmente antico da risultarmi modernissimo, adatto agli abbinamenti più temerari, col dolce e col salmastro, con lo speziato e con l’erborinato, ed è aperitivo perfetto, anche. Sa di pasta di mandorla, di vaniglia, di fiori macerati, di cedri canditi, di albicocca secca, di pera williams disidratata, di sale; di fiori, tanti fiori, che sembra di stare piena estate. Il profumo ti prende, ti ghermisce, ti porta con sé, ti fa planare sopra le vigne, e là in fondo ecco il mare, ecco il Mediterraneo solare, ecco l’Africa luminosa, sullo sfondo, e il Vicino Oriente.

L’ho detto, uno dei vini più buoni, e inusuali, del mio Vinitaly. Un vino che racconta storie antiche con voce moderna. Sul portale dell’azienda viene intorno ai cinquanta euro. Li merita.

Vino Bianco Ziller 47 Seconda Edizione Tenuta Gorghi Tondi
(94/100)

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