Bevete il Soave Classico, che fra un po’ non esiste più

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Se volete bere il Soave Classico, dovete affrettarvi, perché fra un anno o due non esisterà più. La doc, infatti, si chiamerà solo Soave, perderà la menzione Classico e perderà anche tutte le trentatré uga (le unità geografiche aggiuntive) adottate una manciata di anni fa. La menzione Classico non sparirà del tutto. Resterà patrimonio del Soave Superiore docg, così come tutte le uga. Insomma, la doc sarà semplificatissima, mentre la complessità dei “cru” sarà appannaggio solo della docg.

Queste cose le ho scoperte scartabellando il Bollettino Ufficiale della Regione Veneto dello scorso 10 aprile; il numero 43, per la precisione. Vi si riportano i “sinottici”, ossia la tabella con le due colonne affiancate della vecchia e della nuova versione, dei disciplinari di produzione del Soave doc e del Soave Superiore docg, con le modifiche approvate dall’assemblea dei soci del Consorzio di tutela (non so in quale data, ma penso poco prima).

Le novità sono consistenti, e per certi versi epocali. La sparizione del Soave Classico è un passo storico. Del resto, che il sistema-Soave abbia bisogno di una revisione è palese. La denominazione stenta, soprattutto dal lato dei prezzi. Secondo i dati ufficiali pubblicati dalla Camera di Commercio di Verona, il Soave doc, all’ingrosso, è quotato fra gli 80 e i 95 centesimi al litro, il Soave Classico fra l’euro e dieci e l’euro e trenta. Però, salvo errore, non avevo letto alcuna notizia del cambio di disciplinare; anzi, dei disciplinari.

Riassumo le variazioni, così come le ho trovate sul Bur del Veneto.

Dalla doc, dicevo, vanno via la menzione Classico e la sottozona Colli Scaligera, nonché tutte le uga. Il nome Colli Scaligeri si estingue definitivamente (non ha mai raccolto un grosso successo). Resta il solo Soave doc (e lo spumante, per i pochi che lo fanno). Il vino può andare in commercio dal primo dicembre successivo alla vendemmia. Per chi usasse la menzione “vigna”, la data minima di uscita passa al primo febbraio del secondo anno successivo alla vendemmia. La resa massima per ettaro della doc è di 150 quintali di uva.

Il Classico e le uga restano solo nella docg del Soave Superiore. Nella docg la resa massima di uva per ettaro sale da 100 a 125 quintali. Il Soave Superiore e il Soave Classico Superiore possono uscire sul mercato dal primo febbraio dell’anno successivo alla vendemmia, invece il Soave Superiore che riportasse il nome di un’uga deve attendere almeno un altro anno, sino al primo febbraio del secondo anno successivo alla vendemmia; idem se in etichetta c’è il nome di una “vigna”.

Le uve fondamentali, sia per la doc che per la docg, restano la garganega, almeno per il 70%, e il trebbiano di Soave, per un massimo del 30%. Lo chardonnay, che fin qui poteva arrivare fino al 30%, scende al 15% facoltativo, al pari di tutte le altre uve bianche provenienti “dai vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione per la Provincia di Verona” (prima, chardonnay a parte, potevano arrivare solo al 5%). Il 15% non è poco per certe varietà che, pur non essendo classificate come “aromatiche”, quanto meno “aromateggiano” un tantino, ma, si sa, il “mercato” va in questa direzione (e a me non è che piaccia molto, a dire il vero, la direzione in cui va, ma questa è tutta un’altra storia).

Il disciplinare adesso proseguirà l’iter approvativo presso il Comitato nazionale vini. Insomma, al ministero, a Roma. Credo che sia difficile fare previsioni sull’entrata in vigore, ma non mi stupirebbe se lo si vedesse applicato, magari retroattivamente, già con i vini della prossima vendemmia. Intanto, compratevi il Soave Classico, che fra un po’ non lo faranno più, e voi sarete in grado di averne in cantina una rara verticale. Tanto, quello buono dura per anni, e anzi migliora.