Da rosatista di vecchia data, sono inquieto. L’ho detto anche di recente che intravedo tanta confusione. Non esiste, in Italia, una linea guida, una strategia comune, e c’è da qualche anno chi si improvvisa produttore in rosa. Ribadisco che non vorrei che fossimo alla vigilia di una guerra tra poveri che porta i prezzi al ribasso. Sin qui, a tirare il comparto del rosé sono stati i francesi, provenzali in primis, ma adesso dalla Provenza arrivano i primi mal di pancia, e sono connessi proprio ai prezzi, che sembrano in caduta.
Gira voce che negli ultimi mesi ci siano state, in Provenza, transazioni all’ingrosso a cento euro a ettolitro, un euro al litro. Ne ho letto sui media francesi. Lo dice, per esempio, il web magazine La Cave des Sens, il quale tuttavia precisa che alcuni rosé premium si mantengono stabili sui 180-230 euro per ettolitro. “Ma questa segmentazione sta svanendo – aggiunge -, con una tendenza generale al ribasso e l’omogeneizzazione dei prezzi“. È pur vero che c’è anche chi dice che se ci sono state vendite a prezzi molto bassi si deve essere trattato di casi isolati, riferiti a lotti molto piccoli, però in Provenza c’è una certa fibrillazione, tant’è che su Vitisphère leggo che per il 13 gennaio è già convocata una riunione della filiera vinicola al Centre œnologique de l’Institut Coopératif de la Vigne et du Vin a Brignoles, e l’incontro avverrà in un formato inedito, con la partecipazione dei sindacati di categoria. Sarebbe, in particolare, il sindacato dei giovani agricoltori del dipartimento del Var a denunciare il fatto che i viticoltori, presi per la gola, si troverebbero costretti a vendere a basso prezzo, pur di incamerare un po’ di liquidità che vada a coprire i costi di gestione. Eppure, i prezzi al dettaglio non sembrano calare, e anzi nella grande distribuzione ci sarebbe stato un qualche rialzo delle quotazioni del rosé. Insomma, c’è confusione.
Vedremo che cosa succede, ma è chiaro che se andassero in difficoltà i rosé della Provenza, che sono la stella polare del settore dei vini rosa, ne risentirebbero anche quelli italiani, perché è la Francia che fa il mercato del settore, e noi lo subiamo, non avendo mai saputo o voluto assumere un ruolo da protagonisti.


