Riesling, ma di Central Otago (ossia, Nuova Zelanda)

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Che poi non ci vuol mica tanto per mettere a tacere certi sapientoni che pensano di conoscere tutto dei vini. Prendi questa bottiglia, aprila, versagliene un bicchiere e domandagli che cos’è. “Riesling!” esclameranno immediatamente e hanno ragione, perché pare proprio di avere appena fatto il rifornimento di gasolio nell’area di servizio. “Riesling tedesco”, aggiungeranno dopo un attimo che l’hanno assaggiato, e in effetti l’acidità pare andare in quella direzione. “Kabinett”, preciseranno, riguardo alla tipologia, pensando all’equilibrio fra zucchero e tensione. Tutto plausibilissimo. Quanto alla provenienza specifica, qualcuno potrà pensare alla Mosella, qualcun altro alla Renania, e magari si accenderà un dibattito in proposito. A quel punto rivelerai l’etichetta: Central Otago.

Central Otago è un distretto della Nuova Zelanda. Si trova nella parte meridionale dell’Isola del Sud, più grande, ma meno popolata dell’Isola del Nord. Da un po’ di tempo ha preso piede la coltivazione della vigna. Ci coltivano il riesling. Io ho bevuto il Riesling Bannockburn di Central Otago 2024 prodotto da Felton Road, dieci gradi di alcol, e ho fatto anch’io i medesimi ragionamenti che ho scritto sopra. Insomma, l’avrei preso per tedesco, e ha, in effetti, l’amplissimo ventaglio aromatico dei migliori Kabinett tedeschi, e dunque sì gli idrocarburi, la freschezza vivacissima, ma anche la frutta gialla, la mela croccante, le spezie e le venature rinfrescanti di erbette officinali, i fiori primaverili. Ecco, magari puoi capire che non è un Riesling tedesco, ma neozelandese, per via di quel ricordo di melone molto maturo e di mango, ma non è mica facile distinguere, anche perché – ammettiamolo – non è così frequente bere vini neozelandesi per noi italiani. Magari qualche Sauvignon Blanc, oppure, più raramente, qualche Pinot Nero, ma Riesling proprio poco poco. Buono, davvero ben fatto, a conferma che nella Nuova Zelanda sanno produrre dei vini cesellatissimi. È chiuso, ovviamente (là non si fanno remore inutili), con il tappo a vite, e costa, suppergiù, una quarantina di euro, comprato on line. Il prezzo – e il posizionamento di mercato – dovrebbero annotarselo ben bene quei produttori italiani che quando gli chiedi perché non passino al tappo a vite ti rispondono che ci stanno pensando, “magari per i vini d’ingresso”, come se il tappo a vite fosse una chiusura da vinelli. È vero, invece, il contrario, e magari va meglio proprio per vini da una quarantina di euro, e più.

Central Otago Bannockburn Riesling 2024 Felton Road
(91/100)

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