In fatto di metodo classico, sono un ammiratore dello stile più antico, e con questa definizione intendo i vini che abbiano un residuo zuccherino piuttosto significativo. Per esempio, i Doux o i Demi-Sec. Ma a condizione, capiamoci, che siano dotati di un perfetto equilibrio. Insomma, che la morbidezza sia bilanciata con la freschezza, con la suadenza della bolla, con la vena agrumata e soprattutto con la salinità, che per me è la componente indispensabile e fondamentale, tant’è che mi piacciono anche i dessert salati più che non quelli prettamente dolci. Questo bilanciamento dei sapori è cosa per niente facile da raggiungere, quando ci sia di mezzo la zuccherosità. Forse, il motivo per il quale mi piacciono così tanto gli spumanti dolci ben fatti sta proprio qui, nella constatazione che sono difficilissimi da produrre, e dunque bisogna avere per le mani della perfetta materia prima e avere in cantina chi sa misurare le diverse componenti del vino con il bilancino del farmacista, per trarne armonia. Che poi, se sono fatti per bene, quei vini dolci con le bolle li bevo volentieri a tutto pasto: con le pietanze giuste, è ovvio. E li lascio anche invecchiare, per godermi la complessità che gli deriva dalla caramellizzazione degli zuccheri, che vira, con tempo, verso l’esotismo delle spezie.
Ci pensavo pochi giorni fa godendomi il Franciacorta Rosé Demisec Briolette di Villa Franciacorta. Leggo nella scheda tecnica che viene fatto per metà con lo chardonnay e per l’altra metà con il pinot nero; a sua volta, il pinot nero viene diviso in due parti, di cui una fa la vinificazione in bianco e l’altra, pari a circa un trenta per cento, fa macerazione per una dozzina di ore prima della pigiatura, in modo da trarne un color petalo di rosa che sfuma nel salmone. Lo zucchero è pari a trentadue grammi per litro, che non sono pochi, e che tuttavia ti si presentano al palato come una crema intrisa piacevolmente di succo di mandarino e di arancia sanguinella. E poi c’è il sale, tanto, che inonda la bocca e mette in giusto bilanciamento il sorso. Dice ancora la scheda aziendale, che ho letto sul sito internet, che “se perfettamente conservato, il prodotto può essere degustato dopo anni dal dégorgement essendo capace di crescente complessità e lunga e positiva evoluzione nel tempo”, e su questo ci scommetto in pieno, perché la sboccatura di marzo 2025 che ho avuto nel calice l’ho sì molto gradita (e la riberrei subito), e tuttavia mi sembrava anche molto giovane, e mi piacerebbe poterlo bere, questo vino, fra cinque o sei anni, quando il fascino si sarà fatto più maturo e sfaccettato. Ho in mente che potrebbe farmi girare la testa.
A me l’hanno servito con un panettone artigianale, e ci stava molto bene, ma lo berrei volentieri con il prosciutto crudo, con il culatello o con gli scampi, coi tortellini in brodo o conditi con la panna d’affioramento, con dei ravioli di pesce o con i tortelli ripieni di formaggio. Perfino, più in là negli anni, con del taleggio artigianale. Intanto, applaudo, e dico che un unico rimpianto: se ne fanno talmente poche bottiglie, che trovarne in commercio è difficile.
Franciacorta Rosé Demisec Briolette Villa Franciacorta
(88+/100)


