Il Sanperetto e la finezza contadina del Valpolicella

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Il mio cognome, Peretti, è un patronimico, il che significa che ebbi, in famiglia, chissà quando, una capostipite che si chiamava Petrus, Pietro. Nulla a che vedere con la località di San Peretto, nel comune di Negrar, in Valpolicella, se non per via del fatto che vi esiste, ovviamente, una chiesa intitolata a san Pietro, e che forse un tempo era un tempietto più piccolino, e dunque un piccolo san Pietro, un san Peretto.

In quella stessa frazione negrarese ha sede la cantina della famiglia Mazzi, fondata da papà Roberto e ben condotta, ora, dai figli Stefano e Antonio, i quali vi producono un vino che si chiama Sanperetto, tutt’attaccato, del quale sono da lungo tempo convinto fautore, non già per via del nome, che approssima il mio, bensì per il suo costituire una sorta di archetipo di come penso il Valpolicella “classico”.

Ne ho ribevuta un paio di mesi fa l’annata 2011, a suo tempo premiata, primissima tra i Valpolicella, con i tre bicchieri del Gambero Rosso, trovandola tuttora molto buona, e anzi cresciuta, rispetto all’esordio, in finezza, com’è tipico dei grandi vini, ed è, la sua, una specie di austera eleganza rurale, paragonabile a quella, architettonica, della ville di campagna dell’età della Serenissima. Adesso ho avuto anche la possibilità di bere il 2021, e il vino mi si conferma tra i punti di riferimento della zona classica della Valpolicella, con quel suo giocare a rimpiattino tra la vena succosa del frutto cesellato (la ciliegia un po’ asprigna, la prima di stagione) e quella floreale, graziosamente esposta (il ciclamino del sottobosco). Ha poi, dalla sua, una beva tutta valpolicellese, e quindi salata quel giusto da farne un bel vino da cibo, la qual cosa aggiunge golosità al boccone, anziché contrapporvisi. Infatti, qui sopra non per caso ho utilizzato il verbo ‘bere’, e non già ‘assaggiare’ (e men che meno l’aborrito francesismo ‘degustare’), poiché questo è vino da beva, il che è gran bella riuscita, per un vino, e soprattutto è bellissimo questo suo saper stare in tavola a far da compagno alla cucina e alla conversazione, ossia ciò che rappresenta la vera missione di un vino, la sola che concepisco.

Valpolicella Classico Superiore 2011 Mazzi
(92/100)

Valpolicella Classico Superiore 2021 Mazzi
(93/100)

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