La storia dell’azienda agricola che porta il nome di Ornella Bellia, a Pramaggiore, in provincia di Venezia, è simile a quella di tante altre famiglie contadine venete. Un passato di mezzadria, trasformatosi in un’attività in proprio che ha continuato a crescere nel tempo. Negli anni Cinquanta nonno Aurelio Bellia conduceva in mezzadria diciotto ettari di terra, poi è stato il turno di papà Giovanni a lavorare quei campi e ad espanderli e adesso la figlia Ornella ha trentatré ettari di proprietà e compra le uve provenienti da altrettanti ettari di conferitori fidati, seguiti dai tecnici aziendali. Fa i vini della pianura veneta, quella che affaccia sul mare, e dal mare prende il sale.
Ho assaggiato qualche vino dell’azienda a Feel Venice, una manifestazione organizzata dal Consorzio Vini Venezia, che tutela le denominazioni di origine Venezia, Piave, Malanotte del Piave, Lison e Lison Pramaggiore. L’azienda di Ornella Bellia fa i Venezia, i Lison e i Lison Pramaggiore, più una serie di vini igt e di spumanti, e quand’ho aperto il cataloghino distribuito al banco aziendale mi ci sono perso, da quanti sono, tant’è che mi domando quanta gente lavori in cantina e quanta in amministrazione, a tenere aggiornati i registri imponenti, e gli ordini della clientela. Ma anche questa è una caratteristica delle cantina di quelle piane di confine tra Veneto e Venezia Giulia (c’est le terroir, direbbero i francesi, ricomprendendo nella definizione non solo la terra, ma anche l’attitudine, la vocazione, la mentalità). Fortuna che in mostra ce n’erano soltanto quattro etichette, che altrimenti non mi sarebbe bastato un pomeriggio, e quei quattro vini, però, li ho trovati molto buoni, sapidi, territoriali, dei bei biglietti da visita delle denominazioni rappresentate. Per esempio, io non sono un patito dell’incrocio manzoni, come vitigno, ma il Manzoni Bianco 2023 è centratissimo e il Pinot Grigio Ramato è un ottimo esempio della tipologia, la quale, detto per inciso, è la tipologia di Pinot Grigio che in genere mi interessa di più. E il Lison? Accattivante, con la sua multiforme presenza agrumata.
I vini che ho provato eccoli qui.
Venezia Pinot Grigio Ramato 2025. Il colore è quello del rame brillante. Il sorso è salato, lagunare, snello, asciuttissimo; per certi versi, mi viene da dirlo, “autunnale”. (88/100)
Venezia Manzoni Bianco 2023. Sapido, compatto, nessuna concessione alle smancerie aromatiche, “serio”. Fa una macerazione di una settimana, che aiuta l’estrazione. (90/100)
Lison 2024. Tutto tai, quell’uva che una volta si chiamava tocai. Limone sfusato, cedro, erba limoncella, fiori bianchi, gelsomino, e poi, tipicissima, la mandorla. Notevole. (92/100)
Lison Pragamaggiore Riserva Refosco dal Peduncolo Rosso G1928 2022. Il frutto è succoso e il succo salato integra molto bene la rusticità indomita del vitigno. Lunghissimo. (88/100)
Mi è rimasta una voglia non esaudita, ossia quella di provare il Carmenère. Sul famoso cataloghino ho visto, infatti, che lo producono sotto la doc Venezia, ma in assaggio a Feel Venice non c’era. A me in genere piacciono molto i Carmenère veneti che vengono sui ghiaioni lasciati indietro dai fiumi che corrono verso l’Adriatico. Hanno quella gastronomicità che cerco nei vini “quotidiani”, e meno male che esistono ancora quei vini. Alla luce della stile aziendale, ho il sospetto che quello fatto da loro potrebbe intrigarmi.


