I vini di Ornella Molon non sono certo qui che li scopro io adesso. Se quella zona della piane ghiaiose e limose solcate dalla Piave (fiume che vuole l’articolo al femminile) a sud-est di Treviso, lungo il viaggio che lo porta in Adriatico, ha avuto, dagli anni Ottanta a oggi, una sua qualche autonoma notorietà nel mondo del vino, buona parte del merito va a lei e al marito Giancarlo. Ne scrivo, dunque, per onor di cronaca, avendo assaggiato alla manifestazione Feel Venice un suo Raboso, e mi è piaciuto molto.
Il fatto è che il raboso, quand’è ben coltivato e poi meglio ancora vinificato, a me piace sempre, e anzi lo ritengo un vitigno del futuro, perché quella sua acidità irrefrenabile, che in tempo di vini internazionaleggianti era giudicata come una sgarbatezza, adesso che c’è il cambiamento climatico, e che le acidità delle uve tendono a svanire, diventa un plusvalore, che dona beva e freschezza, e consente sia la bevuta giovane, per chi voglia la rusticità, sia quella più avanzata nel tempo, che tanto il rosso che ne viene fuori non ha paura di affinarsi. Tant’è che il Raboso di Ornella Molon che ho bevuto era un 2017.
Era un rosso molto territoriale, e dunque ghiaioso nella tessitura tannica e fremente nel lato dell’acidità, ancorché l’affinamento avesse cercato di smussarne le asperità. Sapido, elettrizzante, dinamico e, quel che più conta, giovanilissimo.
Raboso del Piave 2017 Ornella Molon
(93/100)


