Il Ghemme che quasi non ti aspetti

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Come succede da quando esistono i social media, ho conosciuto Guido Costacurta senza conoscerlo. Lui è il titolare dei Vigneti Costacurta e fa vino a Ghemme, nel Novarese. Un giorno dei primi di dicembre dell’anno scorso mi ha contattato via Instagram per approfondire le mie idee sui vari sistemi di chiusura delle bottiglie. Insomma, ci siamo sentiti solo via social, mai trovati di persona. Mi ha detto che apprezza, come me, il tappo a vite, e lo usa per i vini sui quali è consentito metterlo dal disciplinare. Sul Ghemme no, non è permesso. Io questa cosa che ci siano denominazioni di origine che ancora si ostinano a non consentire la chiusura a vite non la capisco: si continua a pensare che il tappo conti più del vino, ed è un errore.

Intanto che chattavamo, ho letto qualcosa su di lui sul web e ho visto che alla produzione vinicola si è avvicinato da non moltissimo; prima faceva il programmatore, se non sbaglio. Mi ha proposto di mandarmi da provare il suo Ghemme del 2020, del quale si è detto molto convinto. Io gli ho domandato se avesse altre annate. Mi ha detto che forse aveva ancora una bottiglia della sua prima, la 2019, e che era pronta la 2021. Gli ho fatto un bonifico e me le sono fatte spedire tutte e tre. Poi le ho bevute con un gruppo di amici. Ne siamo stati molto soddisfatti. Anzi, la nostra impressione è che si tratti di un’azienda in rapida e netta crescita, nel senso che ci è parso che da un’annata all’altra ci fosse un salto di qualità non ascrivibile soltanto all’esito della vendemmia, ma anche alla dimestichezza sempre più consapevole con la vinificazione. Ci hanno convinto, soprattutto, la perfetta definizione dei profumi – il nebbiolo lo senti eccome! – e la qualità del tannino, senza però alcun cedimento dal lato dell’appartenenza territoriale, ed è bellissimo il colore, lieve e cristallino. Vini che sono, al contempo, antichissimi, in termini di identità locale, e del tutto moderni, in quanto a equilibrio. E chi se li aspettava dei vini così, trovati con una chiacchierata su Instagram? Che meraviglia quando incontri nuovi vignaioli che lavorano bene. Probabilmente, gli comprerò anche le annate successive, man mano che usciranno. Intanto, lo segnalo a chi abbia voglia di conoscere una voce nuova di quella parte di universo piemontese che sta, magari, ancora un po’ fuori dai radar, ma che produce gran belle cose. Ah, l’Alto Piemonte, che giacimento di gioielli che si sta rivelando.

Ghemme 2021 Vigneti Costacurta. Ha una grande finezza, questo vino, e la ciliegia è cesellata. Un che di liquirizia, la fragolina, una freschezza appagante. Sì, qui è possibile spendersi a parlare di eleganza. Lo stile che mi piace di più. (93/100)

Ghemme 2020 Vigneti Costacurta. Aveva ragione Guido Costacurta quando mi ha detto di esserne convinto. Questo rosso ha l’impronta dei classici. Ciliegia, lampone, spezie, botaniche alpestri, grafite, rosmarino; tannino serio, che dà saldezza al sorso. (92/100)

Ghemme 2019 Vigneti Costacurta. La cannella, il legno di sandalo, la vaniglia: la speziatura è piacevole, e prevale. Ma c’è pure la violetta del nebbiolo, e ci sono i fruttini di siepe, il lampone, la ciliegia marasca. Magari, ecco, più ombroso delle annate successive. (89/100)