In certe zone del Veneto, si usa la parola arènte (o arénte, con un cambio di accento nella pronuncia) col significato di vicino, accosto, a ridosso. La Valpantena è una vallata larga e ghiaiosa, terra di vigne, di olivi e di marmi, arènte a Verona, nei pressi, insomma, della città scaligera, che ne è lo sbocco naturale, dai monti Lessini. Su un lato della valle, nel comune di Grezzana, ci sono le vigne e la cantina che vennero acquistate nel 2015 dal gruppo Generali, e fanno parte adesso delle Tenute del Leone Alato, polo vitivinicolo della compagnia. Si chiama, quella cantina, Costa Arènte, per indicarne la prossimità cittadina, e laggiù in fondo, in effetti, ne vedi una porzione di città, e sotto il costone ci sono invece i marmifici di Stallavena, ma qui in campagna, sui declivi, fra le pergole di corvina e rondinella, c’è la quiete.
Dal 2016, e quindi quasi da subito, a dirigere la vinificazione di Costa Arènte è Giovanni Casati, con la supervisione di Riccardo Cotarella. Con loro ho avuto il modo, e il piacere, di assaggiare cinque annate dell’Amarone, partendo dalla prima, appunto quella del 2016, con l’aggiunta di un’anteprima della Riserva 2019. Qui sotto ne scrivo, e ho molto apprezzato l’onestà di aver fatto assaggiare tutto, anche le annate meno riuscite, quelle che però sono servite a prendere confidenza con il luogo e coi saperi dell’appassimento. Aggiungo, anzi, anche una nota relativa al Valpolicella Valpantena nuovo, perché credo che insieme all’ultima annata di Amarone dica di un percorso che si fa compiuto, di un cambio di passo che sa di territorio. Infatti, la mia sensazione è che i vini abbiano man mano preso confidenza con la loro appartenenza territoriale, nel senso che le ultime annate mi hanno davvero trasmesso l’idea dei rossi di Valpantena: secchi, con un tannino di una consistenza quasi sabbiosa, o ciottolosa, che è tipica delle espressioni più austere della vallata, e una traccia di freschezza che permane più o meno costante anche negli anni più caldi, perché la valle, per via delle correnti d’aria dei Lessini, è lenta a riscaldarsi nell’estate e rapida a raffrescarsi. Caratteristiche, queste, che danno, da sempre, quasi un’idea di sobrietà e di leggerezza ai rossi della Valpantena, perfino all’Amarone, e che li caratterizzano a tal punto da essere l’unica valle riconosciuta nel disciplinare come una sottozona della Valpolicella fin dall’istituzione della denominazione di origine.
Altra caratteristica che voglio evidenziare è che i colori si attenuano man mano che si passa dai vini vecchi a quelli giovani, segno anche questo che si sta facendo un lavoro certosino sull’alleggerimento dei toni, come dev’essere, per me, soprattutto in questa vallata, e in parte c’entra anche l’entrata un funzione del nuovo fruttaio, che ha permesso di riportare in casa le gestione di tutte le fasi di appassimento e di vinificazione. Mi piace poi, parlando dell’Amarone, che non dichiarino, a Costa Arènte, potenziali di longevità che a mio modo di vedere non appartengono, salvo eccezioni, alla categoria. Scrivono in etichetta dieci-quindici anni, e condivido.
Valpolicella Valpantena Superiore 2023. Colore leggero, tendente al porporino, e levità al palato, per via di un’acidità vibrante. Frutta matura, ma senza forzature; vene d’arancia, fico violetto. Tannino che asseconda il sorso. Tipicamente Valpantena. (89+/100)
Amarone della Valpolicella Valpantena 2020. In anteprima, esordirà a Vinitaly. Mi piace quel ricordo di fichi rossi, maturi sotto il sole dell’estate, e poi quella memoria, netta, di peperone crusco, e la vena agrumata, che sa di corvina veronese. L’alcol è bene integrato. La trama è ghiaiosa, come nei grandi rossi della Valpantena. Ho usato, non a caso, l’aggettivo “grandi”. (95/100)
Amarone della Valpolicella Valpantena 2019. Qui c’è la potenza, e la struttura. Appaga soprattutto il palato. Segni, tutti, dell’annata, che è bene interpretata, certo, ma che mi pare adatta soprattutto a chi nell’Amarone ricerchi la ricchezza. Un passo decisivo, direi, verso lo stile nuovo del 2020. (90/100)
Amarone della Valpolicella Valpantena 2018. Il carattere è umbratile, terroso, vagamente decadente. Fiori secchi, pot-pourri, tracce rugginose. (82/100)
Amarone della Valpolicella Valpantena 2017. L’annata più sfidante, il gelo in primavera, il caldo soffocante e la grandine d’estate, eppure il vino sorprende con una vitalità inattesa, a cominciare dalla brillantezza del colore. “Ci mancava la tecnologia che abbiamo adesso” osserva Casati, ma è stato fatto un buon lavoro ugualmente. (87/100)
Amarone della Valpolicella Valpantena 2016. Quell’anno è stato da timore e tremore, dice Casati, citando Søren Kierkegaard. Prima annata, prima vinificazione con l’appassimento. In vino ha lo stile del periodo storico, con l’alcol che un po’ è sopra le righe. “Gli è mancato il passaggio dal barbiere a fare i capelli”, osserva Cotarella. Ma il potenziale già si intuiva. (87/100)
Amarone della Valpolicella Valpantena Riserva 2019. In anteprima. Subito una nota sorprendente: diciassette per cento d’alcol, e l’ho capito solo leggendo l’etichetta, dato che al sorso non si avverte, segnale di invidiabilissimo equilibrio. Vino, questo sì, da attendere, e già capace, tuttavia, di affascinare con la bellezza luminosa e tipica del frutto agrumato, rinfrescato dal sale e dall’acidità. (93/100)


