Fondata nel 2007, negli anni Bodega de Forlong è diventata un punto di riferimento nel panorama della nouvelle vague dei produttori del Sud della Spagna. Le vigne coprono tredici ettari nella regione di El Puerto de Santa Maria, tra le quali anche una parte del Pago de Balbaìna, considerato uno dei grand cru del territorio per la purezza del suo suolo di albariza e la vicinanza (solo dieci chilometri) al mare. L’agricoltura è biologica e si cerca di lavorare con il minimo di interventi o di prodotti di cantina.
Di seguito le mie impressioni sui loro vini che ho assaggiato.
Vino Blanco Forlong Blanco 2021. Dal Pago de Balbaìna. Molti frutti, agrumi in particolare, un tocco di spezie e di mare che lo avvicina a certi bianchi del Jura. Trasparente. (88/100)
Vino Blanco Mon Amour 2018. Fermentazione e sosta in barrique con i lieviti per dodici mesi. Spezie, polvere da sparo, struttura. Il legno si sente, ma si fonderà presto. Salino. (90/100)
Vino da Pasto Amigo Imaginario 2019. Tutto palomino proveniente da Balbaìna. Macerazione sulle bucce e ventiquattro mesi di permanenza in botti usate, che hanno contenuto dello Jerez Oloroso. Interessante che il grado alcolico non superi i 12.5%. Un vino che si trasforma nel periodo di affinamento. Naso di arancio, mandarino, spezie, canditi, fiori, noci. Palato vibrante, grande pulizia, salino e con un gran ritorno del terroir. (93/100)
Vino Blanco Forlong La Fleur 2017. Si tratta di una sorta di omaggio alla tradizione del Marco de Jerez, attuato attraverso un approccio del tutto particolare e originale. L’uva palomino viene messa sotto il sole per quarantotto ore, operazione che permette di concentrare aromi, acidità e frutto. È un metodo utilizzato in passato per alzare il grado alcolico senza bisogno di usare la fortificazione. Il vino che si ottiene riesce a sostenere un invecchiamento in legno molto prolungato (crianza). Terminata la fermentazione con i lieviti spontanei, il vino rimane in botti da 5-600 litri con un velo di flor per quattro anni, senza alcuna manipolazione. L’impatto dei lieviti è imponente, è uno dei vini andalusi che più mi ricorda un Vin Jaune. Torniamo a Jerez grazie ai sentori di mare e sale, ha un palato di una grande carica salina, con ritorni di lievi e frutta disidratata. Vibrante e pulito, ha una potenza controllata. Finale che ricorda alcuni saké di grande complessità. (94/100)


