Uno dei dubbi che assalgono noi appassionati (e per certi versi accumulatori) di vini, è quello del giusto momento in cui aprire una certa bottiglia. Non importa se sia un’etichetta “importante” o una cosa molto più semplice. Il rischio è quello di aver speso i propri soldi per vederli sfumare inutilmente in pochi istanti.
Non è solo una questione legata all’integrità del tappo (e su questo si è detto e si potrebbe dire molto, ma mi limito a condividere quanto già scritto su queste pagine dall’amico Angelo). Si tratta piuttosto di capire quando un certo vino riesce ad esprimere tutto o gran parte del potenziale che gli appartiene. Ammesso che tutti i vini abbiano in sé questo potenziale.
Se alcune regioni basano il loro successo sulla loro vera a presunta capacità di evolvere positivamente nel tempo, altre sono collocate in una zona che potrei definire oscura. Nel senso che non si capisce bene quando è bene aprire le bottiglie che lì vengono prodotte, anzi spesso le stesse riviste dichiarano che vanno stappate entro i canonici quattro o cinque anni, quasi per togliersi l’impiccio di doverlo verificare. Non ci sono storie che raccontano cosa succede dopo quindici o venti anni ad esempio.
Nella mia piccola esperienza posso testimoniare che ultimamente mi sta capitando di aprire cose del Sud della Francia, ad esempio del Languedoc, che dimostrano una capacità di tenuta nettamente superiore a quello che tanti giornalisti blasonati ci raccontano (non parliamo degli anglosassoni che con le loro previsioni non vanno oltre i tre, quattro anni di vita per questi vini). Altro motivo che mi rende allergica molta critica di quelle contrade. Fine della polemica.
Parliamo piuttosto di questo Saint-Chinian di Mas Champart, nato in una aoc poco nota in Italia (ma anche in Francia non è che la si trovi in ogni angolo…). Potrei dire che un 2016 non si dovrebbe classificare nella categoria dei vini vecchi, anche se avvicinandosi ai dieci anni diciamo che inizia ad entrare in una fase interessante. L’impressione è che si tratti di un buon momento per stapparlo, l’evoluzione non è troppo pronunciata, mentre il frutto ha perso la carica giovanile per entrare in una fase più riflessiva, che ricorda più il liquore alla frutta. Qui ad affascinare è la morbidezza della beva, non ci sono asperità e la parte alcolica non deborda. A me questi vini piacciono in questo momento, quando il frutto non è ancora decadente. Potrei anche dire che altri dieci anni di vita li avrà senza dubbio, ma non vedo l’interesse di attendere ancora, con il rischio di perdere questi ultimi lampi di giovinezza. Ad ogni modo è bello aspettare il momento giusto per godere dell’armonia del tempo.
Saint-Chinian Côte d’Arbo 2016 Mas Champart
(90/100)


