Uno di quei vini che non ti aspetti. E mi piace quando questo accade perché la prevedibilità è a mio avviso indice di noia in un vino. L’Hermitage blanc di Sorrel è uno dei bianchi iconici di questa prestigiosa denominazione. È prodotto a partire da uve marsanne per il 90-95% e il saldo è da roussanne. Si tratta di vigne di oltre cinquant’anni di età media, ma alcuni filari hanno più di ottant’anni. L’affinamento avviene in barriques usate per circa due anni.
In realtà, non è che sia semplicissimo assaggiare bottiglie di Hermitage blanc, sia per la loro rarità sia per il prezzo, non dei più popolari per usare un eufemismo. Tutte le volte che ho avuto la fortuna di assaggiare vini simili, ho trovato strutture imponenti, legni talvolta esuberanti, tanto grasso e alcol. La mia sorpresa deriva dalla grande eleganza di questo vino, dove nulla è eccessivo. Accanto a note di finocchio e anice, si insinua anche un guizzo minerale di petrolio. La parte alcolica non è secondaria, parliamo di 14,5%, ma sfido chiunque a sentirli. L’equilibrio è sovrano e accompagna lo scorrere del liquido che non dimostra nemmeno i quasi quindici anni di età. Potrebbe andare avanti serenamente per un altro ventennio. I rimandi vanno verso un carattere nordico, quasi freddo, e questo mi ha sorpreso parecchio. Questo è quello che intendo con la mia affermazione iniziale. Amo quando un vino ti fa riflettere e ti porta in una direzione che non avevi previsto.
Hermitage Les Rocoules 2001 Marc Sorrel
(96/100)


