Helen Durand è un produttore che per molti anni ho frequentato per le sue partecipazioni al salone Villa Favorita (ora VinNatur tasting). La sua cantina, il Domaine du Trapadis, si trova a Rasteau, una delle appellation comunali della Valle del Rodano che hanno diritto a una loro specifica menzione, come ad esempio Gigondas, Tavel e Châteauneuf-du-Pape per citarne alcune. Ho aperto la bottiglia del suo Rasteau Les Adrès 2009 senza grandi aspettative: la critica spesso consiglia di aprire i vini della regione (salvo gli Châteauneuf-du-Pape) entro cinque-dieci anni per le migliori versioni, pena il rischio di trovarsi dei vini defunti. Sono felice di pensarla diversamente da molti degustatori internazionali. Se il tappo ha tenuto e la cantina è buona, i vini di Cairanne, Gigondas e Rasteau riservano delle bellissime sorprese per chi li riesce ad attendere. Questo 2009 ne è la dimostrazione.
Chiaramente abbiamo un liquido evoluto, d’altra parte il vino non è una mummia, ma per fortuna cambia e, appunto, evolve. Prodotto da vecchie vigne ad alberello con una maggioranza di grenache e un saldo di syrah e mourvèdre, regala un naso goloso che potremmo definire tipico della regione. Ci muoviamo tra note di frutta scura sotto spirito, terra, crema di liquirizia, curry e altre spezie. Interessante che il vino non sia affinato in legno ma, a quanto è dato sapere, solo in cemento. Ha una giusta ricchezza che ci riporta esattamente nel sud della Francia, tra spezie, cioccolato, liquore di ciliegia, e cenni più interessanti di ferro e tartufo. Direi che è un vino nel pieno della sua espressività, ravvivato da un finale fresco e dinamico, credo frutto delle vecchie viti.
Non siamo lontani da un eccellente Châteauneuf, si percepisce un calore alcolico che si fonde con gli aromi della garrigue. Mi piace quando un vino mi sorprende e supera le aspettative, questo è uno di quei casi e mi fa anche molto piacere ricordare un produttore verso il quale nutro molto rispetto e simpatia.
Rasteau Les Adrès 2009 Domaine du Trapadis
(92/100)
(Per inciso, visto che si parlava di Rasteau, aggiungo che la particolarità di questa appellation è di prevedere anche la produzione di vini dolci, simili per capirci al Banyuls. Non sono molte le denominazioni che lo permettono. Ed è un peccato che questa tradizione si stia perdendo, a vantaggio dei vini rossi e dei bianchi che stanno diffondendosi sempre di più, e non sempre a ragione. Anzi. Capisco le difficoltà del mercato e le necessità dei vignaioli di trovare i necessari sbocchi commerciali, ma sono convinto che l’originalità dei vins doux naturels, come si chiamano, possa essere un’arma preziosa in un contesto di appiattimento generale dell’offerta.)


