Il bello di rileggersi e bere ancora il medesimo vino

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Uno degli esercizi che consiglio di fare a chi sia solito prendere appunti quando assaggia dei vini, o anche a chi ne scriva per professione, è quello di rileggersi a distanza di qualche anno, nel mentre assaggia il medesimo vino, della medesima annata, che ha avuto tempo di evolvere. È molto istruttivo andare a verificare le proprie impressioni, per correggersi o per trovare conferme, oppure per sorprendersi. A me è successo con lo Chardonnay Torricella 2021 dell’azienda Ricasoli 1141. Il primo assaggio lo feci nel 2023, contravvenendo, per la cortese e ospitale insistenza di Francesco Ricasoli, alla mia regola del bevitore ABC, ossia dell’Anything But Chardonnay, del fammi bere quel che ti pare, purché non sia Chardonnay. Mi stupì; mi piacque soprattutto per l’energia giovanile che ne sprigionava. Ora l’ho ribevuto dopo uno scambio di email con lo stesso Ricasoli. È stato lui a ricordarmi quell’assaggio e quel che ne scrissi di lusinghiero. Sapevo di averne ancora una bottiglia in cantina, e l’ho aperta. Il vino sta entrando nella fase della maturità. Dispone sempre di una freschezza consistente, ma il sorso è più rotondo, più denso, di quella densità che però non è sovrabbondanza, bensì – come dire – consapevolezza, come accade alle persone quando la vita le ha fatte crescere. Si è cominciato a fare, per molti versi, austero, oserei dire “classico”, pensando a quell’idea di classicità che pervade i migliori bianchi italiani, e che tuttora non è stata, colpevolmente, codificata e compresa appieno, nonostante le intuizioni che al riguardo ha avuto Giacomo Mojoli (perché sì, l’Italia sa fare grandi bianchi).

Tre anni fa gli diedi una valutazione di 93 centesimi. Sbagliavo per difetto, va alzata, per classe e per piacevolezza. Forse un domani ancora un po’ di più. Preannuncia, tuttora, un futuro in divenire, che potrà dare soddisfazione a lungo.

Toscana Chardonnay Torricella 2021 Ricasoli 1141
(95/100)