Quando il vino è famiglia

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Cercavo dei vini buoni, li ho trovati, e prima di tutto mi è piaciuta la famiglia, quella dei Monchiero, a Castiglione Falletto: Vittorio, la moglie Daniela, e i figli Luca e Stefano. Hanno come prerogativa l’accoglienza e la semplicità, intesa come rinuncia consapevole a qualunque genere di postura. Si presentano con autenticità. Sono così anche i loro vini, esprimono il carattere schietto e pulito della famiglia, e questo è già un pregio di quelli che lasciano il segno nel visitatore. E poi gli piace il tappo a vite, e questo me li rende ancora più simpatici. Mi dispiace che nella fotina che pubblico manchi uno dei figli, ma ha dovuto scappare via presto. Mi scuso con lui.

La cantina è intestata ai Fratelli Monchiero, omaggio ai fondatori Remo e Maggiorino, mezzadri originari di La Morra, che incominciarono a coltivare vigne proprie e fare vino per conto loro. Era la fine degli anni Settanta, facevano il Barolo da spedire all’estero, quasi tutto in America, addirittura, e i rossi giovani per l’Italia. Poi, Vittorio, figlio di Maggiorino, lo mandarono a specializzarsi alla scuola enologica di Alba. Il resto è storia dei giorni nostri. Da loro il vino è famiglia. Bevendolo ti senti a casa. Casa è dove stai bene. Io là sono stato bene.

I vini li ho assaggiati quasi tutti. I Barolo vengono da Castiglione Falletto e da La Morra, gli altri vini, il Nebbiolo d’Alba e la Barbera d’Alba, l’Arneis e un bianco secco da uve di moscato, sono frutto dei vigneti di Scaparoni d’Alba, Roddi, Verduno e Treiso.

Langhe Arneis 2025. “L’Arneis come piace a noi”, mi dicono, mentre me ne versano. Fresco, gustoso, e però duro come un bloco di marmo scolpito. Bianco da bevitori di rosso. Tappo a vite (evviva), 12 euro. (86/100)

Vino Bianco Quattro Filari 2025. I quattro filari sono quelli di moscato che stanno sotto quelli dell’Arneis. Il vino è asciuttissimo e floreale, l’aromaticità è delicata. Un bianco fatto da chi parla la lingua dei rossi. Affina in anfora. Costa 14 euro. (88/100)

Dolcetto d’Alba 2025. Viene da Treiso, da dove viene anche mamma Daniela. Le vigne hanno una settantina di anni. “Riusciamo a malapena a riempirci un’anfora”. Colore delicato, profumi di violetta, bocca di lampone, tannino da rosso gastronomico. Tappo a vite, e di nuovo sono contento. Viene 12 euro. (88/100)

Barbera d’Alba Superiore 2024. “Di solito la Barbera ha colori più scuri”, mi fanno. La tinta delicata racconta l’annata difficile, ma il vino è saporito e parecchio fresco, succoso di amarena. Asciutto e “pericolosamente” beverino, da mettere in tavola pressoché con tutto. Sta a 13 euro. (89/100)

Langhe Nebbiolo 2024. Proviene da tre vigne di paesi diversi e ha la bella tinta sottile e vagamente aranciata del nebbiolo. Un vino che fa della delicatezza il proprio segno distintivo. Tannino a grana fine, alcol che nemmeno te ne accorgi. Sta a 16 euro. (89/100)

Langhe Nebbiolo Affinamento in Anfora 2024. Se dovessi pensare a una bottiglia da proporre a dei giovani che si vogliano approcciare al vino, credo che sceglierei questa, perché parla un linguaggio moderno, sebbene con un’inflessione territoriale. Colore tenue, profumi nitidi ma lievi di frutti e di spezie, trama tannica finissima, beva spettacolare. Ha personalità e delicatezza. Tappo di sughero naturale ricoperto dalla gommalacca. Costa 18 euro. (92/100)

Barolo del Comune di La Morra 2022. Il colore è vivido e lucente. Sa di cioccolatini boeri, di liquore alla ciliegia, di fiori appassiti. L’alcol tende un po’ ad affiorare, ma credo gli potranno fare bene un paio d’anni ancora di bottiglia. D’altra parte, Vittorio è convinto da sempre che il passare del tempo sia proprio irrinunciabile, se si vuole che il vino trovi l’equilibrio, e in questo caso gli va di certo dato ascolto. Costa 34 euro. (90/100)

Barolo del Comune di Castiglione Falletto 2022. La tinta è di terra rossa. Il sorso è rotondo, il frutto molto bello, saporito. La liquirizia affiora a costanti ondate. Le tracce floreali sono raffinate. Poi, ecco la nespola del Giappone a dare succosità. Pronto da bere, ed è un bel bere. Viene 34 euro. (92/100)

Barolo Rocche di Castiglione 2022. Solido e tesissimo, mi ricorda quelle sculture che gli artisti di montagna cavano fuori dal legni di cirmolo. Il frutto è gustoso, la ciliegia è cesellata, e poi trovi le tracce dell’arancia rossa. Erbe alpine, alcol gestito benissimo. Un vino classico, da bere fin da adesso con piacere. Sta a 48 euro. (91/100)

Barolo Montanello 2021. Non conoscevo questa menzione aggiuntiva, Montanello, del comune di Castiglione Falletto. Adesso che la conosco so che il suo vino mi piace molto. Il vino è di quelli che si possono chiamare tradizionali. Ha la ciliegia, le rose appassite, la liquirizia, il tamarindo, le erbe alpestri, un che di officinale, le foglie secche. Austero, pulitissimo, nitido, sapido. Il tannino è fermo e coinvolgente. Molto buono, da non farselo scappare. Sono 44 euro molto bene spesi. Me ne sono portato a casa una bottiglia. Appena posso la stappo e brindo a questa famiglia. (94/100)