Sicché il Vinitaly 2018 è stato un successo (vero)

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Alla faccia delle cassandre che vedono ostinatamente nero e di chi insiste(va) nel dire che Verona è inadeguata e che le fiere si devono fare giocoforza a Milano (e perché mai proprio Milano?), il Vinitaly 2018 pare che sia stato un successo. Vero. Con Veronafiere che è riuscita nell’impresa impossibile di mettere d’accordo se non proprio tutti, almeno i più tanti. Stano a quanto appare nei primi commenti che si leggono on line in Italia e all’estero.

Prendiamo Slowine. “A detta della stragrande maggioranza dei produttori ascoltati – si legge nel post col quale si fa il bilancio della fiera veronese – è stata la migliore edizione degli ultimi 5 anni”. Interessante è quel che la redazione-vino di Slow Food scrive a proposito del confronto fra Vinitaly e ProWein: “Molti temevano che il ProWein avrebbe sconfitto in modo definitivo il Vinitaly. Non è stato così, anzi a detta di diversi operatori sembra che la tendenza si stia lentamente invertendo, pare che Düsseldorf stia iniziando a pagare la crescita impetuosa con alcuni disservizi e soprattutto una gestione un pelo più caotica del passato. Gli italiani stanno anche comprendendo come perdere Vinitaly potrebbe essere un errore strategico catastrofico e quindi remano in direzione dell’Adige piuttosto che del Reno”.

“Folkloristico ma anche professionale, tipicamente italiano ma molto internazionale, lungo ma mai abbastanza. Vinitaly piace sempre di più”: è questo il commento del Gambero Rosso.

Anche Stefano Tesi, che certo, con la sua indole toscana, non te le manda a dire, sul suo blog Alta Fedeltà annota che “quest’anno, molto se non tutto è filato liscio o quasi”. “Non sarà che proprio un’equibrata miscela di pubblico e di professionisti rappresenta la cifra più autentica, e per questo vincente, del Vinitaly?” si chiede, non senza ragione. Anzi.

L’americano Jeremy Parzen sul blog Do Bianchi titola addirittura: “Vinitaly: why the fair matters now more than ever…“, ossia perché oggi il Vinitaly è una fiera che conta più che mai. Il pezzo lo inizia scrivendo così: “Non c’è stato proprio niente di cui lamentarsi quest’anno a Vinitaly, la più grande fiera del vino, che si tiene ogni anno a Verona”.

Anche Alfonso Cevola sul suo blog On the Wine Trail in Italy, nel parlare delle sue “impressioni ed epifanie” del Vinitaly sembra tracciare un profilo positivo, grazie soprattutto al ruolo giocato da Ian D’Agata “and his generous network”, ossia il team del Vinitaly International.

Insomma, commenti favorevoli. Veronafiere ci ha messo impegnato a risolvere molte delle magagne del passato. Altri quattrini intende investirli pro futuro. “Abbiamo già pronti 16 milioni di euro da investire per migliorare ancora le infrastrutture, perchè vogliamo fornire un servizio sempre migliore ad espositori e visitatori” ha dichiarato a WineNews il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. Bene. Da parte mia qualche ideuccia da lanciare alla fiera ce l’ho. Alla prima occasione la tiro fuori.

Ora i numeri, quelli ufficiali. Il comunicato stampa finale del cinquantaduesimo Vinitaly dice che ci sono state, complessivamente, 128 mila presenze da 143 nazioni, “in linea con l’edizione precedente ma aumentando invece la qualità e il numero dei buyer esteri accreditati che quest’anno registrano un significativo +6% per un totale di 32 mila presenze”. L’incremento dei buyer è frutto dei “continui investimenti nell’incoming da parte di Veronafiere, selezionando operatori top attraverso la rete dei propri delegati in 60 paesi e con la collaborazione di Ice-Agenzia nell’ambito del piano di promozione straordinaria del made in Italy, voluto dal Mise (Ministero dello sviluppo economico)”. Quanto agli espositori, sono stati oltre 4.380 (130 in più dello scorso anno) da 36 paesi con “più di 15.100 vini proposti tramite l’innovativo strumento della Vinitaly Directory online, in lingua italiana, inglese e cinese per favorire contatti commerciali tutto l’anno”.

Mi sa che Milano dovrà contentarsi del Salone del Mobile.

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2 comments

  1. Nic Marsél Rispondi

    Milano è sempre più Fuorisalone eppure la convivenza col Salone continua ad essere di tipo win-win.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      E se col tempo Vinitaly diventasse compatibile con il fuori salone ufficiale, Vinitaly and the City, e con i saloni “satellite” del variegato mondo del “naturale”?