Andiamo tutti a risolvere l’indovinello veronese!

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Con l’approssimarsi del Vinitaly, da veronese confido di poter fare cosa gradita ai visitatori che si trovino a Verona per la fiera del vino (o per qualunque altro motivo ve li abbia portati), consigliando alcuni luoghi un po’ inconsueti, ma bellissimi, da visitare in città. Così, dopo la Casa Museo Palazzo Maffei, eccomi ora qui con un altro gioiello, che non è noto come meriterebbe nemmeno ai veronesi: la Capitolare, la più antica biblioteca del mondo che sia ancora in attività.

Fra i suoi molti tesori, ne contiene almeno uno che più o meno tutti conosciamo per averne sentito parlare a scuola: l’indovinello veronese, il primo testo conosciuto che sia stato scritto in lingua volgare italiana. È dentro a un libro di preghiere, sul quale un anonimo amanuense vergò queste parole: “Se pareba boves | alba pratalia araba | et albo versorio teneba | et negro semen seminaba“, che si traducono, grosso modo, così: “Teneva davanti a sé i buoi | arava bianchi prati | e aveva un bianco aratro | e un nero seme seminava”. La soluzione dell’indovinello è questa: i buoi sono le dita della mano, i prati bianchi sono le pagine, il bianco aratro è la penna d’oca, il seme nero è l’inchiostro, il personaggio è lo scrivano. Scommetto che lo ricordavate, e vedere quel manoscritto, esposto in una teca perfettamente illuminata, vale di per sé la visita.

Ma esistono altre chicche. Per esempio, la sala del 517 dopo Cristo, nella quale sono esposti due incredibili reperti di quel preciso anno, lontano da noi un millennio e mezzo: il manoscritto redatto dal lettore della chiesa veronese Ursicino (è la testimonianza dell’esistenza dello scriptorium che poi diverrà la Biblioteca Capitolare) e la tavoletta in avorio che raffigura l’insediamento del console Anastasio e che fu acquistata dall’intellettuale settecentesco veronese Scipione Maffei: per vederne un’altra copia bisogna andare alla Bibliotheque Nationale de France di Parigi o al Victoria and Albert Museum di Londra, mentre l’Ermitage di San Pietroburgo e i Musei Vaticani di Roma ne hanno solo dei frammenti. In questa saletta, l’illustrazione dei due preziosi oggetti è affidata a uno dei nuovissimi lettori digitali in lingua italiana e inglese, realizzati grazie al contributo delle Cartiere Saci di Verona per integrare l’antico e il moderno: il mecenatismo esiste ancora, grazie al cielo.

C’è parecchio altro da vedere alla Capitolare, a partire, ovviamente, dal sontuoso salone monumentale, che conserva una gigantesca quantità di manoscritti e di codici rarissimi, studiati da ricercatori di tutto il mondo; anzi, il mondo presto si accorgerà della ricchezza della Capitolare, perché sta per partire una campagna realizzata dal team creativo di EssilorLuxottica: consiste in un video che verrà proiettato su grandi schermi urbani a Milano (in piazza Cordusio, a San Babila e in piazzale Cadorna) e a New York (sulla 5th avenue) e poi, forse, anche a Londra e Singapore. Io auguro le migliori fortune a don Bruno Fasani, presidente della Fondazione Biblioteca Capitolare, oltre che valente giornalista (l’avete certamente visto qualche volta in televisione), e ai suoi collaboratori, custodi e promotori di questo monumento della cultura, e spero che i visitatori siano così tanti da dover accelerare l’apertura di nuove aree espositive: abbiamo sete di bellezza. Nel frattempo, dico ai miei lettori che in Capitolare è meglio andarci subito, prima che sia presa d’assalto dai turisti futuri: è aperta al pubblico dal giovedì al lunedì dalle 10 alle 18 (l’ultimo ingresso è alle 17.30).

Biblioteca Capitolare di Verona – piazza Duomo, 19 – Verona – tel. 331 594 6961

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