I miei panettoni d’agosto

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Parlare di panettone in agosto non è più così bizzarro dopo che Davide Paolini, alias il Gastronauta, l’ha sdoganato come dolce italiano per eccellenza, da godersi goduriosamente in qualunque momento dell’anno, e mica solo sotto le feste comandate di Natale e dintorni, perbacco. Ordunque, eccoci qui coi miei panettoni agostani, tastati proprio il giorno di ferragosto, dopo che ad avermene fatta avere una campionatura è stato Dario Loison, pasticciere che pure ha molti meriti nell’opera di destagionalizzazione.
Due, in particolare, mi hanno colpito: uno è ormai un classico di Loison, l’altro è una novità.
Il classico è il panettone al mandarino tardivo di Ciaculli (frutto che è anche un presidio di Slow Food). È prodotto ormai da un decennio, e per me di anno in anno si conferma tra le cose più sfiziose che si trovino nell’Italia dolciaria. La moglie di Dario, Sonia Pilla, quest’anno l’ha vestito a festa (il panettone, intendo), ideando una scatola di latta sulla quale sono riprodotte varie cartoline della collezione di casa. E mi si permetta di dire che Sonia realizza oggetti sempre più belli, eleganti, “caldi”, conferendo notevole valore aggiunto alle cose di pasticceria.
Ora, la novità. Dario Loison mi ha scritto di vedere “il realizzabile anche nell’impossibile”. Bene, questo panettone è una sorta di mission impossible, eppure ci ha azzeccato. È il nuovo panettone alla camomilla. Sì, proprio alla camomilla. Lui spiega che il nuovo panettone ha da essere “dai profumi dolci e rassicuranti come un prato fiorito”. Io dico che sì, è assolutamente floreale, e ha il profumo, proprio, dei fiori di camomilla, e a Natale lo vedrei bene in abbinata con un Moscato d’Asti della nuova annata, appena andato in bottiglia, e dunque più floreale che mai.
Per l’altro panettone, invece, quello col mandarino di Ciaculli, il Moscato – ché sempre e quasi solo Moscato d’Asti metterei sul panettone – lo vedrei più avanti d’età, e magari coi suoi bei cinque e più anni già sulle spalle.
Già, in panettone si può mangiare anche a ferragosto, e il Moscato d’Asti lo si può bere anche invecchiato, pensate un po’.

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