Chiedo che il Vinitaly escluda chi regala i biglietti

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Sono sempre stato e continuo ad essere un sostenitore convinto del Vinitaly. Anche se non ho mai risparmiato osservazioni e critiche, e per me criticare significa soprattutto offrire suggerimenti alternativi, quando le cose non sembrano andare esattamente per il meglio. Ma ora vorrei che Veronafiere prendesse una posizione netta nei confronti di chiunque regali biglietti omaggio del Vinitaly a chi non c’entra niente con le professioni del vino.

Seguitiamo a leggere e sentire lamentele perché al Vinitaly gira troppa gente che non appartiene alla categoria degli operatori, con correlata sfilza di giovinotti avvinazzati, e poi ecco che c’è addirittura chi fra gli espositori mette in palio i biglietti fra i clienti.

Se ne ho le prove? Certo che ce le ho. Per esempio l’email che ho ricevuto da un’enoteca on line che ha uno stand in fiera e che – leggo – “permette di partecipare al Vinitaly 2017, un’interessante opportunità che l’azienda dà a tutti i clienti per vivere da vicino una giornata dedicata alla degustazione”. E continua: “In regalo ci sono 5 biglietti gratuiti per il Vinitaly 2017. L’ingresso al Vinitaly 2017 costa euro 80,00 (75 se acquistato on line), ma grazie all’esclusivo regalo” – spiega – “sarà possibile entrare gratuitamente”.

Ecco qua. Eppure il sito del Vinitaly parlerebbe – uso il condizionale per forza – chiaro: “Per il mantenimento dello standard professionale, Vinitaly è aperto esclusivamente agli operatori specializzati e maggiorenni”. Ripeto, è scritto “aperto esclusivamente agli operatori specializzati”. Non solo. Lo stesso regolamento del Vinitaly, che tutti gli espositori devono sottoscrivere, dice che “l’ingresso alla manifestazione è a pagamento e riservato agli operatori”. Non mi si dirà che i cinque clienti che si aggiudicheranno i biglietti premio di quell’enoteca sono tutti operatori, vero?

So che c’è chi obietterà che le regalie degli ingressi gratuiti ci sono sempre state. D’accordo, ma è decisamente ora di smettere. Ed è anche ora che Veronafiere escluda dalla manifestazione gli espositori che non rispettano le regole. Sia chiaro, non ce l’ho con quell’enoteca, perché non è certamente l’unico espositore che omaggia i clienti. Ma non è più possibile che questa consuetudine venga accettata. Ne va della credibilità del Vinitaly, e non mi pare una questione di poco conto.

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9 comments

  1. FabioC Rispondi

    Come sempre chiaro e condivisibile.

  2. Alberto Tonello Rispondi

    Mah che dire…sono perplesso…sono sempre stato scettico nei confronti dei divieti per le quisquilie …regole è divieti meglio lasciarli alle cose fondamentali della vita. Credo che il problema, per altro praticamente scomparso rispetto al passato, di persone alticce che girano tra gli stand, sia facilmente risolvibile in altri modi: chi gestisce gli stand vede distante un miglio l’appassionato, competente, addetto ai lavori, e lo distingue dal bevitore occasionale basta non servire vino a questi ultimi e il gioco è fatto. Il cliente dell’enoteca sovente è più competente e appassionato di molti presunti esperti.

  3. Andrea Tibaldi Rispondi

    Sono un operatore del settore “non convenzionale” (ho una scuola di cucina, un sito di divulgazione alimentare e sono assaggiatore dell’ONAV), al Vinexpo ci vado da 8 anni (4 edizioni): sempre gratuito (da quest’anno 20 euro per tutte le giornate), sempre accreditato senza problemi, mai trovato gente avvinazzata e mai trovato stand in cui non era possibile degustare, salvo una volta e GUARDACASO lo stand era italiano.
    Al Vinitaly non mi accreditano come operatore, e la volta che ci sono andato ho visto gente vomitare.
    Non si può nemmeno parlare di livello diverso, al Vinexpo siamo proprio su un pianeta diverso.
    E mi dispiace tantissimo, io non sono il solito autorazzista antitaliano.
    Quindi BENISSIMO se alle aziende fosse vietato di regalare biglietti.

  4. Michele Rispondi

    Sono d’accordo ma, senza il non operatore non ci sarebbe nemmeno il Vinitaly!!! Alla fine chi beve e acquista vino sono le persone che non lo producono o lo commercializzano.. Buona giornata.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Ci sono mille altri eventi del vino riservati ai non operatori. In ogni caso, la proposta che avanzai qualche anno fa a Vinitaly era quella di dedicare un’area ai non operatori e un’altra ai soli operatori, coniugando le esigenze di chi vuole o deve fare business to consumer con quelle di chi vuol fare esclusivamente business to business. Non sarebbe difficile far convivere le due cose.

  5. franz Rispondi

    intanto quando uno scrive si firma anche,se è come lei descrive perchè in tutti questi anni sono entrati tutti?vi faceva comodo?certo che vi faceva comodo…..adesso che avete la pancia piena allora fate gli snob SOLO GLI OPERATORI DEVONO ENTRARE,che entrino solo gli operatori ,ma non rompeteci più le tasche con questo vinitaly cominciando da Zaia.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Intanto, io mi firmo, così come sono firmati tutti – tutti! – gli articoli di InternetGourmet. Lei invece non si firma. Dunque, la invito a fare esattamente quello che ha scritto: intanto si firmi.

  6. Leone_ Rispondi

    Condivido il pensiero per quanto riguarda la selezione di accesso al padiglione fiera. Mentre non traggo alcuno spunto in merito all’alternativa (non proposta) per coinvolgere i consumatori, vero e proprio traino del settore, perchè senza chi beve non si vende.
    Vinitaly and the city …ma un’altro nome meno evocativo di sesso non ce l’avevano?…non è, ripeto, non è una manifestazione per i consumatori. E’ semplicemente un mezzo speculativo. biglietti da 15 euro per due (2) assaggi miseri di vini dozzinali e sparsi per le vie…e se c’è brutto tempo? vino e acqua?.
    Le aziende insistono a dire che in fiera preferiscono fare gli affari…e allora perchè ci sono file di stand con banchi d’assaggio per il pubblico? Nessun operatore potrebbe accettare di fare file di 10/15 per registrarsi con l’email e bere un bicchiere di vino, spesso nemmeno quello di punta della casa. Chiaramente perchè piace anche alle aziende avere la fila fuori, in quanto crea invidia e se ne parla…o no?
    Perchè le azienda investono soldi in questo? Perchè questi soldi non li destinano a creare veri e propri banchi degustazione di qualità in centro a Verona, all’Arsenale, al palazzo della Gran Guardia? Io una vaga idea delle risposte ce l’ho, ma preferirei sentire anche le altrui idee in merito.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie per il contributo. Ripeto, un’idea ce l’avrei e l’ho già illustrata qualche anno fa. Dopo Vinitaly proverò a riproporla.