Ho già scritto, parlando del Moscato d’Asti, di quanto mi sembri surreale l’italico affanno d’oggigiorno a buttarsi nella mischia dei vini senz’alcol o a bassa gradazione alcolica, stante che in Italia i vini con pochissimo alcol li produciamo da un sacco di tempo e a volte li facciamo anche molto bene, salvo snobbarli da decenni. Trovandomi di recente nel Monferrato Astigiano, ho voluto andare alla ricerca di un altro vino storico della categoria, ossia la rossa Malvasia di Casorzo, anch’essa assai sottostimata e dunque difficilissima da trovare in commercio fuori dalla zona d’origine, stante che se ne fanno, in tutto, appena quattrocentomila bottiglie o poco più, suddivise tra frizzante, spumante e passito, principalmente prodotte, oltretutto, da una piccola cantina sociale, che benedico per tener viva la tradizione, assolvendo, in questo, a una funzione sociale che è tipica della cooperazione.
Magari non l’aiuta il nome, considerato che, in genere, quando uno pensa alla Malvasia gli viene in mente un vino bianco e non rosso com’è questo di Casorzo, e mi domando, al proposito, perché i produttori del posto non abbiano preferito adottare su larga scala la menzione dialettale Varmasia, che pure ho visto citata nel titolo di un librino di Alessandro Di Stefano stampato una quindicina di anni fa dal Consorzio di tutela. È pur vero che la denominazione d’origine si può anche chiamare soltanto col nome geografico Casorzo, ed è una cosa assai buona, giacché il territorio non è replicabile e il vitigno, invece, sì, ma il possesso di un’unicità dialettale forse non va sottostimato. Tuttavia, non è questo il nodo del discorso, quanto piuttosto l’illusione che si fanno in molti qui è là nell’Italia vitivinicola di poter avere successo con l’invenzione di nuovi vini poco alcolici senz’arte né parte, che giocoforza saranno dolcini se gli si vuol dare un po’ di pasta, quando abbiamo snobbato per decenni delle storiche denominazioni che i vini dolci seri, frizzanti e a basso grado li hanno sempre prodotti.
Io spero che i cambiamenti in atto tra i bevitori, uniti ai primi vagiti del nascente interesse turistico per il Monferrato, anche da me quasi mai visitato in passato – e in questo ho molto sbagliato, perché ha dei paesaggi e delle luci bellissimi -, possa dare un rinnovato slancio a questo vino vino, e soprattutto alla sua versione frizzante, che potrebbe aprirsi ad abbinamenti e occasioni di consumo molto più ampi di quelli da fine pasto cui è stato sin qui quasi sempre relegato. Si tratta di un obiettivo non irraggiungibile, soprattutto se della Malvasia di Casorzo si daranno delle interpretazioni più slanciate verso la delicatezza dei profumi, dei colori e della cremosità, che la renderebbe adatta alla cucina leggera contemporanea e forse ancora di più per l’aperitivo. Per esempio, la Malvasia di Casorzo che ho trovato alla Tenuta Montemagno l’ho sì gradita, secondo consuetudine, con dei formaggi, ma stava benissimo in particolare prima della cena insieme a una manciata di nocciole e credo che per via dei suoi cenni balsamici, che raffrescano la morbidezza, sarebbe stata azzeccata su un piatto di pesce, tipo una trota salmonata cucinata alla mugnaia, ancorché non abbia avuto la maniera di mettere alla prova quest’ipotesi. A ogni modo, ritengo che la Malvasia di Casorzo possa essere un vino assai divertente per chi voglia giocare con le occasioni di beva inconsuete, e in tal forma d’ora innanzi mi impegnerò a utilizzarla, invitando a fare altrettanto i lettori che ne avessero occasione.
Malvasia di Casorzo Dulcem 2023 Tenuta Montemagno. Ho già detto di quanto sia delicata nella tonalità, nella fragranza e nella crema. Aggiungo che dispone di una paletta aromatica di una bella ampiezza, che va dai fruttini agli agrumi e fino alla mentuccia. Ancorché porti il nome di Dulcem, non è poi l’amabilità che prevale, e anzi sembra assai meno dolce di quant’è. La versione è frizzante, l’alcol è al 5,5% (90/100)
Malvasia di Casorzo It’s Rock 2023 Cantina di Casorzo. Frizzante, fruttatissima e gioiosa, è vestita di un’etichetta psichedelica ed esibisce un carattere grintoso che tiene fede al nome datole. Mi fa pensare – si salvi chi può! – a come potrebbe star bene, ghiacciata, in riva al mare, accompagnata da fettine croccanti di pesca nettarina bianca, ribes e foglioline di menta. Il colore è violaceo e quasi luminescente, l’alcol al 5,5%. (88/100)
Malvasia di Casorzo Spumante Varmasìa Cantina di Casorzo. Eccolo qui in etichetta il nome Varmasìa! Mi basterebbe già questo dettaglio a rendermi simpatica la versione metodo Charmat della Malvasia di Casorzo prodotta dalla cantina sociale, ma farei torto al vino. In questo caso, starei più sull’accostamento classico con una torta di nocciole o di mandorle, ma mai dire mai. La gradazione è del 7%. (86/100)


