Kékfrankos è il nome ungherese di un’uva rossa tipica. Fuori dai confini ungheresi si coltiva poco. In Austria ce n’è qualche po’ col nome blaufränkisch e qui da noi, sul Collio di chiama franconia. Tra i maggiori interpreti ungheresi di questa varietà c’è Kovács Nimród, che ha i propri vigneti in quella collina di Nagy Eged che viene considerata un vero e proprio grand cru. Il suo Grand Bleu viene da lì, dalla sommità del colle, da vigne con rese bassissime, sui trenta quintali per ettaro.
Ne ho bevuta una bottiglia del 2013, e dunque in teoria già avanti con la maturazione (sta in legno un paio d’anni), eppure tutto – il colore violetto, i profumi di bosco, l’irrequietezza del sorso – diceva di un’indomita gioventù. È un tripudio di fruttini aciduli – il mirtillo, la marasca, la bacca del sorbo, il corbezzolo, le piccole mele rosse che maturano in montagna, il prugnolo selvatico – e una spiccata vena officinale, a tratti quasi muschiata, su cui s’innesta una traccia elegante di noce moscata. Acidità vibrante, tannino confortevole, eleganza, longevità potenziale consistente. Gran bella prova. L’esempio di come la tradizione possa essere modernissima. Me ne devo procurare qualche altra bottiglia.
Nagy Eged Grand Cru Grand Bleu 2013 Kovács Nimród
(93/100)


