Il Roero che mi piace bere

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Questo è uno di quei vini rossi che mi piace (tanto) bere. Il verbo giusto è proprio questo: bere. Non ho detto degustare, e nemmeno assaggiare. Questo è un vino da stappare, da mettere in tavola e da godersi mangiando in compagnia. Questo di Tibaldi è un gran bel Roero.

Si sa che il rosso della denominazione Roero è “l’altro” nebbiolo, quello a cui si pensa di meno, quando si pensa al Piemonte e al nebbiolo. Non voglio mancar di rispetto ai rossisti roerini, ma temo proprio che il loro nebbiolo venga, nel pensiero dei bevitori, dopo il Barolo e dopo il Barbaresco, certo, ma anche dopo quello della denominazione delle Langhe, dopo il Carema, dopo tutto l’Alto Piemonte nebbiolista. Eppure un vino come quello delle sorelle Tibaldi, Monica e Daniela, merita di essere menzionato tra le espressioni più belle del “nuovo” nebbiolo piemontese.

Si chiama Roccapalea, nome che mi evoca, nel suono, il paese nel quale ha sede la cantina, ossia Pocapaglia, a due passi da Pollenzo e da Bra (il vino l’ho acquistato proprio a Pollenzo, alla Banca del Vino). Il vigneto, invece, è nel comune confinante di Santa Vittora d’Alba, il quale confina, a sua volta, con Verduno e, non so se si tratti di un caso o se esista, nella zona, una precisa impronta, ma questo Roero, bevendolo, mi ha ricordato, per stile, per dinamicità e beva, le migliori interpretazioni che si fanno del pelaverga, a Verduno. Pensare che neanche lo sapevo della prossimità geografica. L’ho scoperta solo quando ho cercato informazioni per scrivere queste note. Il terroir parla, altroché.

Quanto al dinamismo del sorso, ne ho forse trovata la ragione in quel che scrivono le sorelle Tibaldi sul loro sito, ossia che il territorio è “una continua alternanza di vigna, di bosco e di coltivo: il bosco nei versanti a nord e nelle terre rosse, il prato nei fondovalle, la vite nei versanti collinari”. Ecco, il vino è proprio così, cangiante.

Roero Roccapalea 2021 Tibaldi
(94/100)

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