Qui, ora

farfalla

Sabato pomeriggio al parco la mia quattrenne cade dallo scivolo. Ha una lieve escoriazione al piede, ci soffia sopra e continua a giocare.
Domenica mattina, invece, fa la malatina. Voglia di coccole o mammite, la chiamo io. Ad ogni modo cammina senza appoggiare il piede, zoppica, fa la faccina triste. La guardo, seria e visibilmente dispiaciuta, mi abbasso, la stringo fra le braccia e le chiedo: “Amore, ma stai davvero così male?” – “Eh sì, mamma” – “Mannaggia! Allora dobbiamo scrivere subito alla mamma della tua amica per dirle che oggi non possiamo partecipare alla sua festa di compleanno” – “Ma no, mamma! Noi possiamo andare! Ora ti spiego: ora sono a casa e mi fa male il piede ma quando sono alla festa, lì ci sono tantissimi giochi e io non me lo ricordo più che mi fa male. Capito?“.
Questo è un dialogo davvero prezioso perciò lo riporto. Ci trovo l’essenza della presenza e del potere dell’attenzione. Ci trovo una bella lezione di mindfulness per noi adulti.
Il dolore, che è fisiologico, resta, ma parte della sofferenza, che è psicologica, dipende da noi, dal nostro focus. Purtroppo noi adulti spesso ci soffermiamo sul dolore, di qualunque natura sia. Ci rimuginiamo, lo analizziamo, lo ingigantiamo. A volte basta solo spostare l’attenzione.
A volte basta ascoltare una bambina di quattro anni per tornare al qui, ora.