La mia quattrenne non me ne passa una. Mi corregge quando le dico: “ti ho preso il pane nero” perché il pane è marrone. Il rosso dell’uovo è giallo, il bianco è trasparente e anche il panda rosso che ha visto allo zoo, è arancione e un po’ bianco, mi riferisce. L’ultima è dell’altra sera quando è andata a fare la pipì e non riusciva a premere il bottone sul muro. “Mamma ma perché si dice tirare lo sciacquone se bisogna spingere?” Così le ho raccontato che una volta il contenitore dell’acqua era appeso in alto e c’era una catenella da tirare, per farlo funzionare. Ci siamo divertite per un po’ col giochino dei perché e anch’io mi sono chiesta perché, crescendo, non ci chiediamo più “perché?”. La vita di un curioso è ricca e variopinta, non c’è giorno senza scoperta, ogni momento è buono per imparare qualcosa di nuovo. Quand’è che smettiamo di chiederci “perché?”. Sarebbe bello ricominciare a farlo. Sarebbe meglio non smettere mai.


