Mi tengo il dubbio

melanzane

Non è difficile conquistare me, bastano poche cose, semplici, ma fatte bene. Francesco ha cominciato con un bicchiere di vino. Mentre giravano sulla tavola bottiglie di bianco un po’ dolcino, lui nascondeva un bel rosso corposo e ha riempito un bicchiere anche per me. Perché ha capito. Perché mi ha capito. Poi ne ha combinata un’altra. Ha fatto le polpette di carne buone che più buone non si può. E non sto a dire quante ne ho godute. Durante la cena conviviale di ferragosto dove ognuno porta qualcosa, però, ha calato l’asso. Rapita dal profumo dell’aglio che mangerei anche a colazione, mi sono sciolta davanti alle melanzane marinate. A fatica mi sono contenuta. Con molta fatica, davvero, ma ci sono riuscita. Gliele avrei finite! Non soltanto per la bontà della preparazione ma per quel piccolo ricordo così bello che hanno tirato fuori. C’erano un sacco di vasetti nella dispensa della zia Margherita. La sua tavola era sempre elegante ed imbandita. C’erano gli antipasti, i fiorellini, tanti cestini. In sala da pranzo vigeva il bon ton, in cucina c’ero io che rubavo dai vassoi e mi leccavo le dita. Le melanzane marinate erano deliziose, me le ricordo ancora. A volte mi chiedo cosa rimarrebbe della mia vita tolti i profumi, i sapori, i piatti gustati, cucinati, condivisi, i vini versati, bevuti, conosciuti. Gli amici, felici, con i sorrisi e calici in mano. Chissà che gusto avrebbe. Mi tengo il dubbio.