Salvia e cumino

erbe

È proprio vero che non si finisce mai di imparare, e neanche di sperimentare. Io apprendo sempre molto dalle dimenticanze, per esempio. Sto cucinando il brodo ma non ho comprato le carote? Ci sta benissimo anche una foglia di alloro. Non ho il sedano? Uso un gambo di finocchio. Se ho finito le uova, lo psillio compatta la farina di avena. L’uvetta sostituisce i mirtilli secchi nella ricetta dei biscotti. La cioccolata spalmabile si può fare anche con i borlotti e, se finisco il limone, posso sostituirlo con l’aceto di mele.
Qualche giorno fa la mia bimba, alla scuola dell’infanzia, ha visto preparare il pane dalla farina fino alla fetta spalmata di cioccolata per merenda. Quando è tornata a casa mi ha chiesto dove si imparano tutte le cose che vede fare e se ci sono anche scuole che insegnano a cucinare. Le ho risposto di sì, che ci sono, ma se non vuole aspettare di andare a scuola, deve guardare, osservare e imparare. “Ruba con gli occhi” diceva mio nonno. Confrontarsi con una quattrenne attenta è una grande dono. Quando era più piccola si giocava ad annusare le spezie e le erbe e indovinare quali fossero. Ora che le conosce, le piace scegliere da sola. Il suo hummus di ceci e salvia è molto più buono del mio con il cumino. Ed io la osservo, e imparo.