Questo vino, uno Chignin-Bergeron, ha l’essenza dura, compatta e inscalfibile dei monti della Savoia e quella sicurezza di sé, autoreferenziale e solenne, che solo i francesi sanno come enfatizzare nei loro grandi bianchi. Vino che rifugge le semplificazioni; bianco da bevuta lenta, in qualunque stagione dell’anno, coi caldi dell’estate che spaccano le pietre e disseccano i prati e coi freddi invernali pungenti, mentre il camino crepita e fuori scende la neve al rallentatore.
Il sorso si compenetra col cibo e con le salse, con le carni succose dei grandi pesci e con l’afrore della selvaggina; coi formaggi che profumano d’alpeggio. Sa di fieno e di pascoli alpini; di mandorle mangiate spiccandone un pezzetto per volta, seduti su una panca di legno vecchio affacciata verso il bosco, che manda vaghi sentori di resine di pino e di funghi.
Quando dico, e lo ripeto, che la Savoia è la nuova terra promessa dei bevitori di vino, e soprattutto di vino bianco, penso a vini così.
Intorno ai 20 euro on line si trovano annate più recenti di questo 2020, ma fate riposare le bottiglie un paio d’anni e avrete eccellenti conferme.
Vin de Savoie Chignin-Bergeron 2020 Charles Gonnet
(94/100)


