Secondo il Vocabolario on line della lingua italiana edito dall’Istituto Treccani, si definisce sconcertante qualcosa “che causa uno stato di turbamento, di disorientamento, di perplessità, di sorpresa”. Questo è il motivo per cui fin dal primo sorso, e poi fino a metà bottiglia e perfino il giorno dopo, il Poggi al Bosco 2022 mi è parso un vino sconcertante. Infatti, mi ha subito disorientato e poi via via sorpreso, passando da afrori che ricordavano le erbe macerate ai limitari dei campi dall’umidore autunnale le alghe sbattute sulla riva dalla risacca, fino a una florealità quasi conturbante di fiori primaverili, in un crescendo disteso e continuo, che reclamava un sorso lento e riflessivo.
Fatto con l’uva albarola a Sarzana, nello Spezzino, è un vino bianco con un’indole rustica quasi da rosso, per l’energia che ne promana, e infatti ha dato il meglio di sé man mano che la temperatura del vino si alzava. Il giorno dopo, a bottiglia aperta e fuori dal frigorifero, si manteneva saldo e si mostrava, forse, ancora più forte nel carattere (se mi capitasse di berlo nuovamente, rifiuteri di raffreddarlo). Confermo, dunque, che è vino che chiede al bevitore pazienza e tempo, bere pacato e voglia di conversazione.
Liguria di Levante Poggi al Bosco 2022 Santa Caterina
(89/100)


