Le difficoltà di una Valpolicella incentrata sul Ripasso

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Pochi giorni fa, il Consorzio dei vini della Valpolicella è uscito con un comunicato stampa nel quale, pur con i toni riflessivi che sono tipici del suo presidente Christian Marchesini, nell’annunciare l’avvio della vendemmia con “due settimane di anticipo sulla media storica”, si denunciava un contesto di difficoltà, accentuato da tentativi di speculazione al ribasso sui prezzi delle uve, “soprattutto quelle destinate all’appassimento”, “una dinamica – si sottolineava – che non rispecchia gli orientamenti condivisi al tavolo di filiera convocato dal Consorzio alla vigilia della vendemmia e che rischia di scaricare nuove difficoltà sulle imprese”. Nei fatti, la Valpolicella, al pari di tanti altri territori del vino rosso, e forse di più, si sta confrontando con un calo repentino delle vendite, e quando non c’è ingresso di liquidità, c’è chi accetta prezzi più bassi sull’uva e sul vino pur di avere di che far fronte ai costi di gestione e, in alcuni casi, agli oneri bancari, troppo spesso dipendenti da garanzie di magazzino che con il calo di quotazione (alla Borsa Merci di Verona l'”atto ad Amarone” 2024 ha una forchetta di prezzo ufficiale tra i 7,30 e gli 8 euro, mentre due anni fa l'”atto ad Amarone” 2022 era fra i 10 e i 10,50) sono diventati in parte incapienti rispetto all’esposizione creditizia.

A fronte di un simile contesto di difficioltà, c’è chi si interroga su “quanto è solido un modello economico fortemente concentrato sull’Amarone“. Lo ha fatto, per esempio, su Linkedin, Roberto Tebaldi, un consulente vitivinicolo che opera nella zona. Gli ho risposto che il sistema Valpolicella è (era) apparentemente incentrato sull’Amarone, ma in realtà ha (aveva) come perno il Ripasso attraverso la rigida corrispondenza biunivoca esistente fra quantitativi di “atto ad Amarone” prodotti e i quantitativi di Ripasso producibili.

Il Ripasso, interamente frutto di processi di cantina, è stato il grande motore economico della Valpolicella, e ha permesso di cogliere un enorme plusvalore economico, monetizzabile in tempi molto più brevi dell’Amarone, e di trasformare il Valpolicella “di annata” in un vino a valore aggiunto ben maggiore semplicemente “ripassandolo” sulle vinacce dell’Amarone. In tal modo, negli anni, la domanda di Ripasso ha “drogato” la produzione di Amarone, dato che non potevi produrre Ripasso con il vino di annata se non disponevi di “diritti” rivenienti dai quantitativi di “atto ad Amarone” (al punto che si è auto generato un mercato secondario non ufficiale dei “diritti” a produrre Ripasso rivenienti dalle uve messe ad appassire).

In effetti, l’articolo 5, comma 6, del disciplinare del Valpolicella Ripasso dice che “il quantitativo dei vini a denominazione di origine controllata ‘Valpolicella ripasso’ non può essere in volume superiore al doppio del volume di vino ottenuto dalle vinacce delle tipologie ‘Recioto della Valpolicella’ e/o ‘Amarone della Valpolicella’ impiegate nelle operazioni di rifermentazione/ripasso”. Inoltre, il successivo comma 6 dice che “è consentita, a scopo migliorativo, l’aggiunta per riclassificazione di vino atto a divenire ‘Amarone della Valpolicella’ nella misura massima del 15%”. Insomma, una parte dell’atto ad Amarone, servito per avere i diritti per produrre Ripasso, finiva essa stessa nel Ripasso.

Di fatto, si è prodotto sempre più Amarone per produrre sempre più Ripasso, al punto che già durante la difficile vendemmia del 2014, l’allora direttore della Cantina Valpolicella Negrar, Daniele Accordini, si chiedeva se in un’annata come quella fosse “giusto produrre Amarone pur di ottenere il Ripasso per soddisfare il mercato. “È un dato di fatto – affermava -: il successo della nostra denominazione converge sempre più sul Ripasso, vino figlio della Valpolicella e dell’Amarone”. Da allora sono passati più di dieci anni, e anch’io ho più volte sollevato questo tema. Ora, la brusca frenata del Ripasso ha portato a un eccesso di giacenze dell’Amarone prodotto “pro Ripasso” e contemporaneamente a una minor domanda di Valpolicella di annata, mettendo in crisi il sistema.