Non è molto facile imbattersi in un rosso totalmente basato su una forte impronta minerale. Molto più semplice trovarlo in vini bianchi, dal riesling alla garganega. In realtà la mineralità spesso si trasforma in note di asfalto e di pietra calda, ad esempio in certi grandi Barolo e in vini francesi e spagnoli da uve garnatxa. Poi ci sono dei territori che questa mineralità la trasmettono in modo inequivocabile. Basta andarci per rendersi conto del significato del termine. La regione del Priorat è in questo senso emblematica. La pietra domina, il suolo è formato da scisti, tanto che un vigneto può essere tagliato a metà, con la parte priva di scisto che non rientra nella denominazione di origine del Priorat.
Negli anni ’90 questa denominazione è risorta dal nulla grazie al lavoro di una manciata di cantine, che hanno cavalcato l’onda dei vini potenti e legnosi, quelli che si sono per anni definiti parkerizzati. Fortunatamente il vento sembra cambiato, nessuno si sognerebbe oggi di affermare che una propria etichetta rientra in quei canoni. E non possiamo che essere felici di questa evoluzione, che sta conducendo a una maggiore libertà e fantasia espressiva da parte dei produttori più eclettici. Ognuno troverà il suo vino, senza far ricorso a cliché ripetitivi. Quello che va sottolineato è che però serve un terroir. I grandi vini li fanno i grandi produttori su grandi terroir, e il Priorat è uno dei più grandi terroir che esistano per la produzione di vini rossi.
Ho avuto modo di provare e comparare un certo numero di cantine, e devo dire che i passi in avanti sono per certi versi clamorosi. Vi invito quindi a non passare a lato di questa regione. Anche sul versante prezzi va detto che i produttori hanno capito che, pur in un contesto nel quale i costi di produzione sono particolarmente elevati, serve restare umili e non spingere sul versante dei listini.
Questa etichetta, il Priorat La Roca de L’Abellar della Bodega Bravo Escos, viene prodotta da vigne “giovani” per la denominazione, “solo” trenta anni (ricordo che molti vigneti hanno da ottanta a centoventi anni). Fermentazione spontanea in tini di plastica, macerazione non troppo lunga per mantenere una buona eleganza. Affinamento in anfore da 500 e 1000 litri per quindici mesi. Le uve sono di garnacha.
Il naso non è dei più semplici e immediati, prevale la sensazione di sasso, di spezie ed erbe come la radice di liquirizia, la genziana, la salvia. Al palato la leggerezza prevale sulla profondità del succo, la cosa funziona per il grande bilanciamento di tutti gli elementi. Vino estremamente giovane e nervoso, che è ancora in fasce ma darà grandi soddisfazioni a chi saprà aspettarlo. La nouvelle vague del Priorat mi piace molto.
Priorat La Roca de L’Abellar 2021 Bodega Bravo Escos
94/100


