Il grande caos delle doc e delle igt regionali

calice_vino_bianco_trasparente_500

Da più parti si invoca una semplificazione del sistema italiano delle denominazioni di origine. C’è anche chi sostiene che alcune debbano essere abolite, stante la scarsissima produzione che le contraddistingue. Io sono dell’idea che alcune doc e docg potrebbero benissimo diventare delle sottozone di denominazioni maggiori, di ambito regionale, provinciale o interprovinciale. Però anche questa non è un’operazione così facile da realizzarsi, e non solo a causa delle inevitabili pressioni politiche di campanile, ossia le stesse che portarono alla frammentazione delle doc. Il vero grande problema è che i nomi delle regioni sono occupati, a macchia di leopardo, dalle denominazioni di origine o dalle indicazioni geografiche, in un gran caos di doc e igt che appare del tutto incomprensibile.

Salvo errori (perché il guazzabuglio è complicato da dipanare), da nord ovest alle isole la situazione è questa.

Valle d’Aosta è una doc.

Piemonte è una doc.

Liguria e Lombardia non hanno una menzione regionale né come doc, né come igt.

Alto Adige e Trentino hanno due doc separate.

Veneto è un’igt.

Nel Friuli Venezia Giulia c’è l’igt Venezia Giulia, ma anche la doc Friuli o Friuli Venezia Giulia.

L’Emilia Romagna è spaccata in due: Emilia è una igt, Romagna è una doc e perfino una docg (per l’Albana).

Toscana, Umbria e Marche hanno ciascuna una igt regionale.

Abruzzo è una doc.

Lazio è un’igt.

Molise è una doc.

Basilicata è un’igt, e così pure Puglia.

Campania è un’igt e così pure Calabria.

Sicilia è una doc, mentre la Sardegna non ha una menzione regionale.

Che gran confusione! Così, decisamente, non va bene, ma questo è il risultato di una crescita disordinata del vino italiano, avvenuta senza una linea guida univoca, che nemmeno il Comitato nazionale vini ha saputo o potuto dare. Ci vorrebbe un bel colpo di spugna, che consentisse di ripartire da capo, con regole semplici e chiare, sia per le menzioni regionali, sia per quelle provinciali. Tempo fa, per esempio, proposi, anche in sede istituzionale, di trasformare l’igt Verona nella doc Verona, facendo diventare le varie doc della provincia delle sottozone dell’unica doc provinciale, in modo da avere un unico consorzio di tutela, che ottimizzasse la valorizzazione e la promozione comune. Ne discutemmo a lungo, ma non se ne fece nulla. Io credo che in tempi difficili come gli attuali, disporre di una doc provinciale che facesse da vasca di compensazione delle eccedenze sarebbe stato salutare, ma gli strumenti si debbono predisporre quando non sono necessari, in modo che siano pronti quando servono. Insomma, insisto: prima di pensare di cancellare le piccole denominazioni e di accorparle, come ipotizzato da molti, sarebbe il caso di ripartire dal riassetto delle menzioni regionale, per poi scendere a quelle provinciali e da lì a quelle di più ridotta dimensione. Ma so che è pura utopia.