La noia puzza

noia

La mia quattrenne, come quasi tutti i bambini della sua età, è instancabile. Dopo una giornata a zonzo in bicicletta, al mare e al parco giochi, torna a casa, mi vede in cucina, si siede in modo che la veda bene e con un’espressione mogia e la testa un po’ ciondolante mi dice: “Io mi annoio“. Benedetta figliola! Non posso mollare i preparativi della cena allora trovo un’alternativa interattiva a voce. “Ma dai! Ti annoi? Ma che bello! Sai che non abbiamo mai guardato la noia da vicino? Credo che questo sia proprio il momento di farlo“, e lo dico con grande entusiasmo nella speranza di coinvolgerla. “Dimmi, dimmi, che forma ha la noia?“. Bene, l’ho agganciata! Tira su la testa e nello sguardo ha un misto di curiosità e sorpresa. “Ma mammmaaa… la noia non ha una forma, non è mica un oggetto“. “È vero, la noia non è un oggetto, però potrebbe avere lo stesso una forma. Per esempio, l’acqua è un oggetto ma prende la forma del recipiente dove la mettiamo perciò la noia, che forma ha? Per me è tonda, secondo te?“. “Mmm, sì dai, hai ragione. Anche secondo me è tonda“. “Bene, e di che colore è?“. Dopo una carrellata di ipotesi ci siamo accordati sul blu, che secondo l’interpretazione oggettiva di Baba Bedi è il colore della capacità creativa, perché quando ci si annoia possono nascere nuove buone idee. “Che bello amore, ora la noia ha forma e colore, manca l’odore! Che odore ha la noia?“. “Puzza di lacrime“. “Oddio, ma le lacrime puzzano?“. “Le lacrime puzzano perché sono tristi“. “Amore… però ci sono anche le lacrime di gioia, oppure quelle che scendono sulle guance e ci fanno le carezze, puzzano anche quelle?“. “No, solo quelle tristi.