A proposito della puntata di Presa Diretta dedicata al vino, ci ho sentito ancora una volta dire quel che spesso mi accade di ascoltare parlando con chi produce vino, ossia il dubbio sulla competenza di chi assaggia nelle commissioni di degustazione degli “enti terzi” deputati a certificare la corrispondenza dei vini alle linee organolettiche tracciate dai disciplinari di produzione. Non è raro che ci sia qualche vignaiolo che mi dice che vorrebbe esserci lui ad assaggiare quei vini.
Ebbene, la risposta è che non è mica vietato farne parte di quelle commissioni. Anzi, spesso non è che il numero dei degustatori a disposizione da parte dei certificatori sia così ampio. Certo, occorrono dei requisiti minimi (titoli di studio, oppure aver partecipato a corsi di degustazione, il che è abbastanza semplice). Bisogna poi chiedere (ogni regione o camera commercio ha le sue norme) di far parte dell’elenco dei tecnici ed esperti degustatori dei vini doc e docg (si chiama proprio così).
Direi che più sono i produttori che entrano negli albi appositi e meglio è per la crescita qualitativa ed identitaria di un territorio o di una denominazione.
D’accordo, è un bell’impegno. Lo capisco. Ma se si vuole che le cose migliorino, occorre dare il proprio contributo, no?
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Stefano Milioni
Quando furono regolamentate le procedure per l’assegnazione dei contrassegni Docg, le commissioni di degustazione istituite presso le Camere di Commercio “dovevano” essere costituite da tutti i rappresentanti della filiera: produttori, enologi, commercianti, ristoratori e sommelier. E, salvo qualche follia delle autorita competenti in materia, dovrebbe ancora essere cosi’. Tanto piu’ che il “titolo” di “degustatore” non esiste e, almeno al momento, non lo puo` assegnare nessuno.
All’inizio, questo sistema di valutazione creo’ grandi disastri perche molto spesso erano i produttori stessi a bocciare i propri vini in degustazione cieca. Ma col tempo il sistema si rivelo’ virtuoso: presso quasi tutti i consorzi si istituirono delle commisisoni di pre-degustazione, ovvero si degustavano alla cieca gli stessi vini prima di inviarli alla commissione della Camera di Commercio, evitando cosi’ di inviare i campioni con alta probabilita’ di bocciatura.
Questo produsse un cambiamento epocale: i produttori cominciarono ad assaggiare i vini dei propri colleghi/concorrenti e si interruppe la secolare cattiva abitudine di assaggiare e bere solo il proprio vino. Anche grazie a questo la qualita’ media dei vini delle nostre piu’ illustri Docg e’ cresciuta esponenzialmente negli ultimi 20 anni.