Oltre che da parte del Governo e dei singoli deputati e senatori, in Italia le proposte di legge possono essere presentate anche dai cittadini, attraverso le cosiddette proposte di legge di iniziativa popolare, e dai consigli regionali. Se le proposte di legge di iniziativa popolare hanno vita difficile, di fronte ai molti ostacoli di un iter legislativo complesso, di sicuro possono avere maggior successo quelle che provengono dai consigli regionali. In particolare, spero possa trovare presto accoglienza da parte delle assemblee legislative una proposta di legge statale appena approvata dal Consiglio regionale del Veneto. È quella che mira a riconoscere il ruolo di “custode del patrimonio olivicolo” alla figura dell’olivicoltore che non sia necessariamente né coltivatore diretto, né imprenditore agricolo. Insomma, a tutti quei privati cittadini – e sono migliaia, decine di migliaia di donne e di uomini – che, con fatica, sacrificio, spesa ingente e ritorno economico spesso nullo, continuano, come attività secondaria o per tradizione familiare, a coltivare gli olivi, tantissime volte secolari, in molte parti del territorio nazionale, incluso il “mio” lago di Garda, che, nel suo tratto settentrionale, dove vivo, è una distesa di olivi antichi, il cui mantenimento è sempre più problematico.
Relatore e promotore della proposta di legge, è il consigliere regionale Alberto Bozza, di Forza Italia. Quel che mi conforta è che l’approvazione del testo, il 5 agosto, è avvenuta all’unanimità, ed è un bel segnale politico, che magari potrà sostenere il percorso parlamentare del provvedimento. Infatti, sembra che la legge sarà presto esaminata dalla Camera dei Deputati. Non vedo l’ora, perché quella del piccolo olivicoltore, oggi spesso abbandonato a sé stesso, è una figura fondamentale per la conservazione del patrimonio olivicolo nazionale e del paesaggio stesso di molti territori italiani. “La mia proposta – spiega Bozza – mira a valorizzare questa attività, individuando l’olivicoltore come custode della biodiversità e figura utile a contrastare l’abbandono degli oliveti. In questo modo si può recuperare una fetta di patrimonio olivicolo andato perduto o che rischia di esserlo”. Non avrei potuto dirlo meglio.
Come dice all’articolo 1, la legge “disciplina il riconoscimento e la valorizzazione della figura dell’olivicoltore non coltivatore diretto o imprenditore agricolo come custode del patrimonio olivicolo nazionale al fine di promuoverne la tutela, il recupero e la gestione sostenibile” e vuol porre particolare attenzione “agli oliveti storici, marginali e abbandonati”. La definizione della figura dell’olivicoltore interessata dal provvedimento è chiara: sono le persone fisiche o giuridiche (per esempio, un’associazione) che possiedono o gestiscono degli oliveti e svolgono l’attività olivicola per la conservazione, il recupero o la valorizzazione del patrimonio olivicolo, senza essere coltivatori diretti o imprenditori agricoli, pur potendo, eventualmente, ottenere un reddito accessorio dalla coltivazione degli oliveti. In che cosa poi consista la loro opera di “custodia del patrimonio olivicolo” è ugualmente ben definito nel testo approvato in Regione Veneto: si tratta delle attività di manutenzione delle aree dove sono presenti gli oliveti e di sistemazione e salvaguardia del paesaggio agrario, montano e forestale, nonché di pulizia del sottobosco e di cura e mantenimento dell’assetto idraulico e idrogeologico e di difesa del suolo e della vegetazione dalle avversità atmosferiche e dagli incendi boschivi. Inoltre, viene riconosciuto che questi olivicoltori, oltre a far sì che non venga perduta la tradizione olivicola, svolgono un’opera preziosa di custodia della biodiversità rurale, tramite la conservazione e la valorizzazione delle varietà olivicole locali, e contrastano la perdita di biodiversità attraverso il mantenimento dei prati, delle aree verdi a margine degli oliveti, delle siepi e dei boschi, a beneficio degli insetti impollinatori. Insomma, finalmente si è messo nero su bianco sulla proposta di un testo di legge il ruolo vitale di chi continua a occuparsi degli oliveti non a scopo d’impresa. E sono tantissimi in tutt’Italia. Incrocio le dita, e faccio il tifo perché la legge faccia presto il suo corso. Ce n’è bisogno.


