Sul finire d’anno ho stappato una bottiglia di Valpolicella che ho trovato in un angolo della cantina. Era il Valpolicella Classico del 2008 di Pier Paolo e Stefano Antolini. Il vino era ancora abbastanza brillante nella sua acidità (del resto, buona parte dell’uva viene dalla vallata di Marano, che è la più fresca della zona “classica”), anche se il frutto era piuttosto evoluto. Comunque, ne ho bevuto volentieri un bicchiere con una pasta col ragù e un pezzetto di formaggio vecchio. Se ne scrivo è però per quel che ho letto nella retro etichetta. Diceva: “Il Valpolicella si ottiene da uve Corvina, Corvinone e Rondinella raccolte a mano a fine ottobre nei vigneti di Marano di Valpolicella e Negrar”. Quel dettaglio, “a fine ottobre”, mi ha colpito. Mi è sembrato un periodo decisamente avanzato, rispetto alle abitudini di oggi, ma dal 2008 sono passati poco più di una quindicina di anni.
Allora ho scritto a Pier Paolo Antolini chiedendogli quando avessero fatto la vendemmia nel Valpolicella nel 2025. “Abbiamo iniziato il 20 di settembre e finito l’11 ottobre – mi ha risposto –, da giovane mi ricordo che finivamo anche ai primi di novembre, sembra un altro mondo!“
Già, sembra un altro mondo, e probabilmente è davvero un altro mondo, molto diverso da quello che ricordavamo. Si vendemmia un mese prima, anche di più. La cosa è drammatica. Vedi quel che ci dice, a volte, l’etichetta di un vino?


