In Italia il vino cileno è poco conosciuto, eppure dalle terre andine provengono delle bottiglie di una bellezza commovente.
Mi ha commosso, di recente, lo splendido, luminoso Cabernet Sauvignon di Piedra Sagrada. Proprio nei giorni in cui l’ho bevuto, Ines Salpico gli aveva dedicato un articolo sulla rivista britannica Decanter col titolo Why Piedra Sagrada is the best Cabernet Sauvignon you’ve never heard of, perché Piedra Sagrada è il miglior Cabernet Sauvignon di cui non hai mai sentito parlare. Il perché è dovuto ai piccolissimi numeri nei quali viene prodotto. Un vino confidenziale, un vino unicorno. Io sono d’accordo con Ines: questo è un grande Cabernet Sauvignon.
Lo si trae dalle uve di sette piccoli appezzamenti. Fanno in tutto tre ettari e ottanta. Sono impiantati intorno ai seicentocinquanta metri della zona più fredda di Pirque, un comune della provincia di Cordillera. Pirque ha una sua denominazione di origine, e ce n’è motivo, per l’asprezza dei luoghi, che dà carattere ai vini. L’area è soggetta a violente gelate autunnali e primaverili, che mettono a dura prova la vigna e i vignaioli. Però c’è la luce, tanta luce, e le vigne che godono di tanta luce danno sempre dei vini cristallini.
Quella vigna fu voluta lassù da Arturo Pérez Rojas, quando tornò dall’esilio, cui era stato costretto dal regime brutale del generale Pinochet. Per metterlo a tacere l’avevano accusato di aver fornito delle camionette alla sinistra rivoluzionaria. Il vero motivo era la sua vicinanza al presidente Salvador Allende, che appena eletto l’aveva nominato segretario di stato per la Viticultura. Per sfuggire all’arresto, dovette scappare in Francia, dove poi l’avrebbero raggiunto la moglie Tela e i quattro bambini: Arturo, Marcela, Lorena e Marco. Venne condannato in contumacia a vent’anni di carcere.
Tornato finalmente in patria, scelse Pirque, nelle Ande di Maipo, per piantare le sue vigne di Cabernet Sauvignon, selezionate da ceppi a piede franco. Purtroppo, non fece a tempo a vedere realizzato il sogno. Scomparve nel 2013, un anno prima della prima vendemmia. La famiglia ha deciso di portarne avanti il progetto. Il vino che ho bevuto mi dice che il sogno è compiuto.
L’annata che ho avuto nel bicchiere è la 2017. Le bottiglie sono quattromilasettecento. Tutta la produzione aziendale è racchiusa lì, in un solo vino, in quei piccoli numeri.
Un rosso vivido, solare, tonico. Il tannino è finissimo, il sorso è, insieme, solido e setoso, ha un equilibrio magico. E l’eleganza. Questo rosso è pura e misteriosa ed austera eleganza. Poi, c’è il territorio. Lo so che a dire una cosa del genere passo per presuntuoso. Come vuoi che faccia a riconoscere l’impronta del territorio se non ci sono mai stato, in Cile, e se di vini cileni se ne bevono così pochi? Eppure, sebbene non siano stati moltissimi quelli che sono riuscito a procurarmi, i vini rossi della Valle del Maipo mi hanno sempre impressionato per quella luminosità vibrante di cui parlavo. Una volta che l’hai provata, non la dimentichi più. Questo vino me l’ha ricordata senza esitazione.
Sì, li conosciamo troppo poco, in Italia, i vini del Cile. I grandi vini del Cile, intendo. Come questo. È un privilegio aver potuto berlo.
Pirque Valle del Maipo Viña Arturo Pérez Rojas Cuvée Domaine de la Piedra Sagrada 2017 Domaine de la Piedra Sagrada
(97/100)


