Le acciughe, il Barolo e la felicità

castelletto_veglio_500

Qualche giorno fa volevo mangiare qualcosa di non troppo impegnativo. D’estate mi piace mangiare in maniera informale, in ciabatte, sul terrazzo di casa. Così mi sono fatto un toast col pane in cassetta, due fettine di formaggio Asiago tagliate con l’affettatrice e il prosciutto cotto. Ci ho aggiunto qualche po’ di pasta di acciughe e ho atteso che il tostapane facesse il suo lavoro. Nel frattempo, ho pensato a che vino berci, giusto un bicchiere. La risposta che mi sono dato è che, per via delle acciughe, poteva andar bene un Barolo. Le acciughe salate mi fanno tanto Piemonte perché mi ricordano la bagna caoda, di cui sono un ingrediente fondamentale, e il Piemonte, per me, è Barolo.

Il giorno prima avevo stappato una bottiglia di Barolo Castelletto 2000 di Mauro Veglio. Sapeva di foglie cadute, di carta dei pacchetti di sigaretta, di fumo del camino, di incenso e di salamoia, di mirtilli secchi, di violette appassite; di case contadine di una volta. Me ne restava più di mezza bottiglia. Ho preso dalla vetrina un bicchiere di quelli tozzi, senza gambo, che adesso sono relegati all’acqua, e invece una volta erano i bicchieri da vino, in osteria. L’ho riempito per metà.

Il ding! del campanello del tostapane ha annunciato che il toast era pronto.

Sono uscito in terrazzo col toast e col mezzo bicchiere di Barolo. L’abbinamento era come lo desideravo, perfetto per quel preciso momento. Ho socchiuso gli occhi e mi sono gustato un attimo di felicità. Intorno, le cicale si davano da fare per dirmi che l’estate è bella. È proprio vero che la felicità è fatta di piccole cose.

Barolo Castelletto 2000 Mauro Veglio
(90/100)