Quell’eleganza tra Giscours e Caiarossa

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Sono un bevitore di vini bordolesi. Le mie appellation preferite sono Saint-Émilion e Margaux. Lo scorso novembre, non appena venne dato l’annuncio che al numero uno della top 100 di Wine Spectator c’era il Margaux 2022 di Château Giscours, piazzai l’ordine di tre bottiglie, senza esitare. Una l’ho bevuta subito, e ne sono stato felice: che bel vino. Una seconda bottiglia l’ho regalata, e chi l’ha ricevuta mi ha poi detto di aver trovato il vino elegantissimo. La terza bottiglia è nella mia cantina, ad aspettare che passi ancora tempo. Però quel 2022 mi è già capitato di berlo di nuovo. È successo, con mia sorpresa, nello stand di una cantina toscana presente a Vinitaly. La cantina è Caiarossa.

Non avevo mai provato i vini di Caiarossa. Soprattutto, non sapevo che i proprietari fossero gli stessi di Château Giscours, ossia la famiglia Albada Jelgersma. Fu nel  2004 che Eric Albada Jelgersma decise di acquistarla. Oggi a occuparsene, dopo la sua scomparsa, sono i figli Dennis, Derk e Valérie. La tenuta è sul versante occidentale di una collina affacciata sul mare della Costa Toscana, duecento metri di altitudine. La zona è fuori dalle rotte più conosciute del vino toscano, nella parte più meridionale della provincia di Pisa, nel comune di Riparbella. Stupisce che i proprietari di un grande château bordolese abbiano deciso di investire lì, dove non c’è una storia vinicola affermata. Ma la storia si può scrivere da zero, se c’è la giusta intuizione. Quando Eric Albada Jelgersma acquistò la tenuta ci aveva visto un grande potenziale. Aveva visto giusto. I vini di Caiarossa si candidano a scrivere un capitolo nuovo dei rossi di Toscana.

Va da sé che mi siano piaciuti. Lo stile è chiarissimo e sfodera continuità affidabile tra le etichette. Nei calici ho trovato l’eleganza che cerco, la luminosità del sorso, la sincerità del frutto, e il ricordo marino. La vigna è condotta secondo i princìpi della biodinamica. “Produrre un vino di qualità, secondo noi corrisponde a renderci parte attiva nella difesa e nel rispetto del nostro pianeta” dice Francesco Villa, direttore tecnico della tenuta. Ci credo anch’io.

Toscana Rosso Pergolaia 2023 Caiarossa. In larga maggioranza sangiovese, e si sente, unito a un saldo di cabernet sauvignon e di merlot e appena appena un po’ di cabernet franc. Lo si potrebbe definire un sangiovese costiero, con quella sapidità che gli conferisce un’idea di leggerezza; e poi, a raffrescare ulteriormente, certe tracce di macchia mediterranea che intessono il frutto. (90/100)

Toscana Rosso Aria di Caiarossa 2023 Caiarossa. È figlio di cinque varietà francesi: tre sono bordolesi – il cabernet sauvignon, il cabernet franc e il merlot -, le altre due del Rodano – la syrah e il grenache. È quasi la summa delle due terre, fuse insieme, però, con un’indole toscana. Ha le spezie e il fiore d’ibisco delle varietà rodaniane, il frutto espressivo di quelle bordolesi, il sale e la freschezza della costa, l’affascinante vena rustica dei rossi di Toscana giovani. Evolve di minuto in minuto. (92/100)

Toscana Rosso Caiarotta 2023 Caiarossa. Nel calice il vino è luminosissimo, cristallino, brillante. Il sorso, poi, è tutto eleganza e finezza, caleidoscopico come l’uvaggio: il sangiovese a rappresentare la Toscana, i due cabernet, il merlot e il petit verdot come anima bordolese, syrah e grenache come ricordi del Rodano meridionale. Potrei stare qui a scrivere un lungo elenco di frutti, di spezie, di essenze botaniche, ma sarebbe un esercizio futile e sterile: è la prova d’assieme che avvince, è la seduzione che ne emerge. Un grande vino. Il futuro che si fa presenza viva. (96/100)