Il professor Giovanni Dalmasso, piemontese, fu uno dei padri fondatori del vino italiano moderno. Intorno alla metà degli anni Sessanta, da presidente del Comitato Nnazionale per la tutela delle denominazioni di origine dei vini italiani, fu tra coloro che posero le basi dell’attuale sistema di classificazione delle menzioni protette. Originario di Castagnole delle Lanze, nell’Astigiano, si diplomò alla Scuola enologica di Alba e poi anche alla Scuola superiore di agricoltura di Milano. Nel 1911, dopo che ebbe conseguito la laurea in Scienze naturali all’Università di Pavia, ottenne la cattedra di viticoltura ed enologia alla Scuola enologica di Conegliano, dove fondò la Stazione sperimentale per la viticoltura, avviando un’intensa attività di ricerca per il miglioramento genetico della vite. Tra i numerosi risultati delle sue ricerche, ci fu, nel 1938, la creazione del vitigno albarossa, ottenuto dall’incrocio fra il nebbiolo di Dronero, ossia lo chatus, e la barbera, che nelle sue intenzioni doveva migliorare lo stato della viticoltura piemontese. È proprio in Piemonte che si coltiva tuttora, ancorché non in enormi quantità, l’albarossa, di cui ho trovato un’ottima interpretazione presso la piccola cantina sociale di Casorzo, della quale ho già avuto modo di parlare a proposito della sua Malvasia.
Il motivo per cui torno a parlare di questa cooperativa monferrina è che produce dei vini che mi hanno colpito per il loro rapporto tra la qualità intrinseca, che è piuttosto alta, e il prezzo, che invece è decisamente contenuto. Insomma, è una specie di sogno per il bevitore che voglia bere bene investendo cifre popolari. Basti pensare che al punto vendita della cantina il Piemonte Albarossa, che è vino capace di coniugare una considerevole struttura e un’indomabile bevibilità, è in vendita a soli 6 euro e mezzo, e dico “soli” perché ne potrebbe valere parecchi di più, se confrontato con altri vini piemontesi di pari qualità. Fossi un oste o un enotecaro, un vino del genere non me lo perderei, e il medesimo ragionamento si può fare per altre etichette di questa stessa cantina, cui mi affacciai perché mi ero messo in testa di provarne la Malvasia.
Di seguito, dico brevemente di tre vini che, oltre alla Malvasia, mi sono piaciuti. Però anticipo due altre annotazioni. La prima è organolettica: tutti i vini rossi hanno una qualche vena balsamica di resine e di macchia mediterranea, che ne ingentilisce il sorso e una traccia di mela rossa croccante; ne ho preso atto con curiosità e con soddisfazione, ancorché non conosca abbastanza il territorio per dire da cosa provenga quest’evidenza. Essendo tratti comuni, non li riprendo nella descrizione singola dei vini. La seconda nota è più tecnica, sebbene di sostanza, e riguarda il fatto che tutti i vini della cantina sono certificati col marchio di sostenibilità Sqnpi, quello con l’apina che vola, e questo rappresenta un valore in più per una piccola cooperativa.
Piemonte Albarossa Padri Fondatori 2022 Cantina di Casorzo. Vino fine, da compagnia e da belle conversazioni a cena, con la certezza che la bottiglia finisce, nonostante i quattordici gradi di alcol, e magari ne apri pure un’altra, per tirar tardi con gli amici. Ha, dalla sua parte, una sottile morbidezza da frutto rosso molto maturo. Costa, come detto, 6,50 euro. (90/100)
Ruché di Castagnole Monferrato Padri Fondatori 2024 Cantina di Casorzo. Dopo averlo assaggiato, ho riguardato due volte l’etichetta per essere sicuro di aver letto giusto: fa quattordici gradi e mezzo, ma nel berlo non te ne accorgi. Sa di fiori (tanti fiori) e di melagrane. L’annata piovosa si ravvede nel colore chiaro e quasi granato e nella freschezza piuttosto netta. Viene 8 euro. (88+/100)
Barbera del Monferrato 2022 Cantina di Casorzo. Pur tannicissima, si beve con facilità disarmante per via del frutto succoso e della leggera frizzantezza, che lo fa vino da merende allegre e da cibi grassi della cucina popolare. Appartiene alla “linea classica” della cantina e si serve fresco di frigo. Fa tredici gradi e costa appena 5 euro, il che significa che sarebbe da comprarne a casse. (88/100)


