L’antico fallimento dei cannoni antigrandine

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Nella seconda metà di agosto, mentre si pativa un gran caldo, sporadicamente interrotto da furibondi temporali carichi di una grandine grossa e devastante, uscì un numero monografico dell’inserto culturale del quotidiano Il Sole 24 Ore tutto dedicato alle nuvole. Vi si leggeva, tra gli altri, anche un breve scritto del vignaiolo trevigiano Giovanni Gregoletto, il quale ricordava la sua passione per i vecchi cannoni antigrandine, ai quali ha dedicato trattazione nel suo multiforme, riccamente illustrato e immaginifico volume Vite Ambulante. Nuove Cattedre Ambulanti di Enologia e Viticultura. Però nel suo articolo di spalla, Gregoletto, del quale adoro, in particolare, il Verdiso frizzante, raccontava di un suo sogno futurista, ossia quello di costruire un cannone che sparasse musica e suoni fra i nembi grandigeni. Ne fece realizzare un paio di prototipi a un fabbro della sua zona e chiese a due musicisti di comporre appositamente un album di nove brani. L’esperimento, tuttavia, non ebbe successo. Portato in campagna, il cannone sparamusica fu bombardato dalla grandine, e adesso giace nella stanza delle meraviglie di Gregoletto a Follina.

Pressoché in contemporanea con l’uscita dell’inserto, mi è capitato di ritrovare, nella mia casa di montagna, un vecchio articolo scritto da don Giuseppe Lenotti quand’era  parroco del paese bresciano di Pozzolengo, nel pieno della zona del Lugana. Il pezzo aveva a che fare proprio con i cannoni antigrandine ed era uscito sul quotidiano della curia, Verona Fedele (la diocesi veronese si estende anche a parte della riva lombarda dal lago di Garda), sotto la data del primo luglio 1901. Siccome la ritengo una testimonianza interessante, riporto qui di seguito il testo integrale. Accanto all’esito altrettanto disastroso di quello nel quale è incappato Gregoletto, annoto il fatto che in una piccola località come Pozzolengo, all’inizio del secolo scorso c’erano addirittura una cinquantina di cannoni antigrandine, a dimostrazione di quanto fosse grave e frequente il problema, per la disperazione dei vignaioli e dei contadini. I primi tentativi di utilizzo effettuati nell’anno 1900 sembravano aver dato un esito favorevole, ma la grandinata del 1901 aveva distrutto i campi e le illusioni.

Cannoni e grandine

Pozzolengo, 1-7-901

Mentre scriviamo, teniamo presente il monito di don Candeo a certi corrispondenti, che si sospettano infedeli, quando parlano di grandine e ci proponiamo di esporre candidamente la nuda e dolorosa verità.

Oggi verso le 13 e mezza un violento temporale si scatenò sopra questo Comune, proceduto ed accompagnato da vento così veemente, che in certi luoghi schiantò perfino degli alberi dal suolo. Dopo un breve acquazzone cominciò a cadere la grandine così fitta e vibrata come scariche di fucileria, e della dimensione delle noci, e non finì che dopo dieci minuti. La plaga battuta di preferenza è quella che si estende fra Pozzolengo, S. Martino e la Madonna del Frassino: un’area, che rappresenta circa due terzi del Comune. Il danno complessivo si fa ascendere da taluni ai due terzi dell’intero raccolto (uva, frumento, granoturco); ma in questo momento gli effetti dannosi non si possono calcolare con sufficiente esattezza; li vedremo di poi.

Questa la cronaca.

E i cannoni… grandinifughi?

– Erano 50 le bocche che a Pozzolengo solamente fischiavano e sbuffavano accanitamente contro il nembo grandinifero prima della grandine e durante la caduta della medesima, ma questa volta ai loro fischi fu sordo il nembo, e la grandine cadde inesorabile e spaventosa a desolare tante povere famiglie. Forse si formò altrove, e cadde qui.

– A nostro avviso però il temporale di oggi fu uno di quelli, che non si sarebbe molestato, non solo per i grandi sbuffi degli odierni cannoni grandinifughi, ma neppure per lo scoppio di tutti i pezzi da 45, che uscirono già dalla rinomata fonderia Krupp.

La grande fiducia negli spari, che era stata eccitata in tutti i terrazzani dalla buona prova, che si presumeva avessero data la scorsa annata, oggi ha subito un gran colpo presso tutti, o Dio voglia che di simili fatti non ne accadano mai più.