Chi mi legge con qualche frequenza, e soprattutto chi fa il grande dono di leggere i miei libri, sa che faccio ampio ricorso alle citazioni. Mi piace quest’idea di partire da una frase, anche minima, di uno scrittore, di un cantante, di un saggista, di un poeta, e poi lavorarci sopra, e trovarci delle prospettive nuove, che spieghino un momento della vita, e siccome scrivo in prevalenza di vino, dalla citazione passo attraverso il vino per discorrere, poi, dell’esistenza. Questo è il mio modo di scrivere, di pensare. Tuttavia, la citazione può non essere scritta, bensì figurativa. Si approda, in tal caso, nell’universo della pittura, e il fascino si amplifica, si fa potente.
Chi volesse rendersene conto di persona, non ha che da recarsi, fino a domenica primo novembre, al Mart di Rovereto. È là, infatti, che è allestita la mostra dal titolo Di quadro in quadro. L’arte della citazione, tra le più belle e stimolanti che abbia visto da vario tempo a questa parte 150 opere provenienti dalle Collezioni del Mart e da raccolte pubbliche e private, per 80 artisti). C’è Andy Warhol che cita le scatole dei supermercati, Ai Weiwei che rifà coi mattocini Lego la Gioconda imbrattata da un torta di panna, Guttuso che riprende sullo sfondo di una sala da ballo lo stile compositivo di Mondrian, Felice Casorati che cita una propria scultura dentro al quadro che ritrae, nuda, una fanciulla. C’è De Pisis che dipinge una natura morta contenente un abbozzo di Goya, De Chirico che trasfonde sulla tavola le statue classiche. Ho trovato geniale la serie delle copertine della collana I Maestri del Colore dei Fratelli Fabbri modificate da Flavio Favelli con degli inserti di carta stagnola dorata. Mi ha lasciato ammirato la grande tela di Mario Schifano che ridefinisce la celebre fotografia dei futuristi Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini.
Tu che visiti l’esposizione ti senti parte del gioco creativo, rincorrendo la citazione, l’originale e, magari, la tua personale interpretazione. Dice bene la curatrice della mostra, Daniela Ferrari: “Il gioco delle parti impone complicità con lo spettatore, attore essenziale perché l’opera si compia nell’attimo in cui la mente si focalizza sullo sguardo dell’artista nell’atto di guardare, sullo scambio di ruoli tra vedente e veduto”. Si riferisce, nello specifico, a Giulio Paolini che reinterpreta il Ritratto di giovane uomo di Lorenzo Lotto, ma in quella frase ci leggo il senso intero della rassegna, e in fondo anche questa mia lettura è un po’ una citazione, che prova a trasfondere in un altro pensiero un originale. Insomma, citare è necessario. La nostra stessa vita è una continua citazione, e forse è questo il motivo per cui la mostra del Mart mi è piaciuta così tanto. Conto di ritornarci, entro il primo novembre. Magari ci vediamo là.
Di quadro in quadro. L’arte della citazione.
Mart Rovereto
Martedì, mercoledì, giovedì, domenica 10.00 – 18.00
Venerdì, sabato 10.00 – 19.30
Lunedì chiuso


