Sai che si fa il rosato (buono) con il guarnaccino?

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Mi piacciono le marasche. Ne ho una pianta in giardino che me ne regala abbastanza per cavarmi la voglia di marasche. Mi piacciono le marasche e mi piacciono anche i vini che sanno di marasca. Questo vino sa di marasca, a lungo, e mi piace.

Il vino è un rosato che viene dalla Basilicata. Si chiama Recepit ed è fatto con l’uva di guarnaccino nero, una varietà autoctona riscoperta a Chiaromonte, in provincia di Potenza, e iscritta solo dal luglio del 2013 nel Registro nazionale delle varietà di vite che si possono coltivare per farci il vino: tante varietà autoctone italiane in quel Registro non ci sono, e serve una lunga trafila burocratica per farcele entrare.

Il Recepit Rosato che ho bevuto è dell’annata 2016, alla faccia dell’assurda convinzione che i rosé “non durano”: a non durare sono i vini fatti male, mentre quelli fatti bene durano eccome, a prescindere dal loro colore, e anzi questo rosé del 2016 appare addirittura giovanissimo.

È tannico, asciuttissimo, salato lungamente, col sale che anzi supera il tannino e fa tornar fuori di continuo il frutto della marasca e poi direi anche del gelso nero e perfino di quei fichi neri, piccoli, di cui non ricordo il nome.

Vino tosto, caratteriale, che fa salivare la bocca a lungo e ancora a lungo.

Bella scoperta.

Vino Rosato Recepit Guarnaccino 2016 600 Grotte
(88/100)

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