Poi non ditemi che il rosé non può esprimere il terroir

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Ne bevo un sorso e mi stupisco che non si senta intorno il frinire insistito delle cicale e che là davanti non ci sia il mare e che non arrivi il raggio abbagliante del sole. Ecco, questo qui è un rosé provenzale che “sa” di Provenza. Nel colore, nei profumi, nel sorso, nello stile, nel modo di essere. Salatissimo, speziato, con un fruttino acidulo che invita.

Sa parlare del mare, sì, con tutto quel sale e il sole e quel profumo di carapace di gambero crudo che mi piace trovare nei rosati provenzali.

Poi non mi si venga a dire che il rosé è solo tecnica, che è un mezzo vino, che non sa esprimere il proprio terroir.

Il rosé, quand’è ben fatto, e soprattutto quand’è pensato fin dalla vigna, può essere un grande vino, un vino di terroir. Mica una storpiatura del rosso, mica un bianco più colorato. Un rosé è un rosé, immancabilmente.

Il rosé è di Château La Gordonne. Appartiene al Gruppo Vranken-Pommery Monopole. Sapete? Quelli che fanno gli Champagne Vranken, Pommery, Charles Lafitte, Heidsieck. E ditemi pure che grande non può essere bello.

Pagato 9 euro in enoteca (on line).

Côtes de Provence Rosé Tête de Cuvée Verité du Terroir 2016 Château La Gordonne
(90/100)

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