Nardini, quando il restyling rispetta le origini

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A mio padre piaceva la grappa. Ne beveva un bicchierino tutte le sere. Beveva la grappa di una distilleria locale, ma il suo mito era la Nardini di Bassano. Anche ai componenti del gruppo corale che presentavo quand’ero ragazzo piaceva la grappa e una volta andammo in una specie di gita-pellegrinaggio alla Nardini di Bassano. Per noi veneti, che la si beva o no, la grappa è uno dei simboli identitari, così come lo sono le etichette della Nardini, che portano impresso il ponte di Bassano del Grappa.

Quando ho ricevuto il comunicato stampa che titolava “Distilleria Nardini rinnova il look delle icone per eccellenza della famiglia: la Grappa Bianca e la Grappa Riserva 3 anni” mi è venuto un tuffo al cuore, come accade sempre quando viene annunciato un cambiamento in qualche cosa che appartiene alla tua storia personale. Ora che ho davanti l’elegantissimo cofanetto che raccoglie le due grappe e che ho visto le nuove bottiglie voglio congratularmi con la distilleria e con chi ne ha curato il restyling. Perché l’intervento è stato fatto con la cura che si deve a un reperto prezioso. Il risultato è, insieme, rispettoso ed elegante.

“La nuova veste grafica, accompagnata dalla preziosità della bottiglia dall’aspetto contemporaneo ed estremamente elegante – recita il comunicato -, è supportata sia da un logo più snello che da una dimensione ridotta dell’etichetta per dar maggiore risalto al distillato. La celebre illustrazione del Ponte Vecchio continua a suggellare – con la dicitura “Bassano al Ponte” – il forte legame tra Nardini, Bassano e il Ponte Vecchio, luogo di nascita della prima Distilleria d’Italia”. Posso dirlo? Trovo che queste parole siano profondamente vere. Le sottoscrivo, perché l’impressione che ho tratto nel guardare quelle nuove bottiglie delle grappe “storiche” bassanesi è esattamente quella descritta nel testo promozionale.

Apprendo che la Nardini ha voluto realizzare questa rielaborazione per “comunicare in maniera più efficace i caratteri distintivi delle iconiche grappe, allargando le proprie frontiere ad un pubblico più ampio ed internazionale e alla miscelazione quale innovativa modalità di consumo”. Rinnovarsi quando si hanno alle spalle duecentoquarantadue anni di storia (la fondazione risale al 1779, all’ingresso del Ponte Vecchio di Bassano del Grappa), come ce l’hanno loro, non è mica facile. Auguro loro di centrare l’obiettivo.


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