I miei Champagne al Grand Tasting di Parigi

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Come saprà qualche mio (raro) lettore, il Grand Tasting di Parigi è da anni il mio evento preferito. Sarà il luogo, il Louvre, sarà l’aria quasi natalizia di Parigi, ma è soprattutto la qualità dei partecipanti a farmi viaggiare ogni anno verso la capitale francese per quella che ormai è per me una degustazione cui non posso rinunciare. Aggiungete l’eccellente organizzazione e il fatto che per gran parte della giornata non ci sia quasi mai ressa intorno ai tavoli. Insomma, le condizioni per noi assaggiatori seriali sono ottimali.

Vorrei darvi conto di alcuni vini in ordine sparso che mi hanno particolarmente colpito tra tutti quelli che a vario titolo ho provato. Siccome l’elenco non è brevissimo, incomincio con i vini più “festivi”, gli Champagne. Proseguirò più avanti con le altre regioni.

I miei Champagne al Grand Tasting

Henriot
Brut Rosé. 12% di vino rosso. Vivo, elegante e lungo. Uno dei migliori rosé base. Una maison a mio avviso non valorizzata come meriterebbe dalle guide. (90/100)
Brut Souverain. 50% di chardonnay e vini in maggioranza del 2012. Lungo, fine, agrumato. Ancora una volte tra i “base” dotati di maggiore classe. (92/100)
Blanc de Blancs. Base 2012 con 40% di vini di riserva. Cremoso, note di nocciola, burro, agrumi, minerale. (93/100)
Brut Millesimé 2006. Naso di gesso, pesca, brioche, mandorla e miele. Grasso e lungo, un pochino evoluto. (91/100)
Cuvée des Enchanteleurs 2000. Dosato a 5 grammi e 15 anni di permanenza sui lieviti. Non è male anche se sembra un pochino affaticato. Spezie, curry, va bevuto rapidamente. (90/100)

Lamiable
Phéérie 2011. Fiori bianchi e una leggera speziatura, finale salino e bolla fine. (87/100)
Les Meslaines 2009. Agrumi, fieno, lieviti. Bello il finale. (88/100)
Héliades 2011. Si perde un po’ nello sviluppo, molta materia. (86/100)

Bruno Paillard
Nec Plus Ultra 2002. La cuvée de prestige di Paillard si conferma ai massimi livelli. Complesso, terziario sul tartufo e la terra bagnata, mirtilli. Palato sontuoso. (93/100)

Veuve Fourny
Rosé de Saignée Les Rougemonts Extra-Brut. Tutti buonissimi i vini di questa maison, ma vorrei segnalare questo rosé su base 2013, un vino magnifico. (95/100)

Pol Roger
Brut Réserve. 25% di vino di riserva, sempre uno dei base più centrati. (90/100)
Pure Extra Brut. Una piccola delusione, non pare sostenuto da una materia matura. (84/100)
Blanc de Blancs 2009. Fine e minerale, si sente il gesso. (91/100)
Rosé 2008. Un po’ dolcino e senza particolare nervosità. (82/100)
Cuvée Sir Winston Churchill 2006. Una bottiglia mitica, messa sul mercato per la prima volta nel 1984 con il millesimo 1975, decimo anniversario della scomparsa dello statista inglese. Esce solo poche volte e nelle annate veramente grandi. Com’era? Agrumato, speziato, complesso e fine. Terroso. Andrà avanti per chi avrà pazienza di tenerlo in cantina. (92/100)

Philipponat
Royale Réserve. Non facilissimo da comprendere, fine, anche troppo, verdolino. (84/100)
Royale Réserve Rosè. Molta bolla, dolcino, ha solo un po’ di colore. (83/100)
1522 Blanc. Tutt’altra cosa, fine, aromi grigliati, bel vino. (90/100)
1522 Rosé. Naso ridotto, meglio la bocca ma è un vino non perfettamente a punto, finale di nocciola. (85/100)
Clos des Goisses 2006. Frutta secca e spezie, morbido, non ha la tensione che meriterebbe per la sua fama. (88/100)

Jaquart
Brut Mosaïque. Nervoso e agrumato, buon ingresso e finale un po’ corto, però è salino. (85/100)
Extra Brut Mosaïque. Cinque anni sui lieviti, profuma molto di nocciola, spezie e lievito, finale austero. (87/100)
Alpha 2010. Metà chardonnay e metà pinot nero. Sette anni sui lieviti. Naso fruttato di pesca matura, miele e terra. Lievitoso al palato, ha lunghezza. (92/100)
Alpha Rosé 2010. Colore salmone, bolla piuttosto presente, meno interessante. (84/100)
Blanc de Blancs 2012. Molto da aperitivo, fine ed elegante, beverino. (86/100)

Fleury
Blanc de Noirs Brut. Floreale, facile, grande beva. (85/100)
Rosé de Saignée Brut. 100% pinot nero. Frutta, rose, arancio, molto naturale e potente. Vinoso. (92/100)
Fleur de l’Europe Brut Nature. Frutta secca, fiori, bolla molto fine, dinamico. (90/100)
Notes Blanches Brut Nature 2011. 100% pinot blanc, atipico. Polvere da sparo, nervoso, non il più complesso ma molto lungo. (89/100)
Sonate 2011. 60% pinot nero, senza solfiti aggiunti. Ha una ossidazione “pericolosa”, gradevole ma fin troppo fragile. (83/100)

Charles Heidsieck
Brut Réserve. Agrumato, fiori, carino e con discreta complessità, uno dei tre migliori base. (91/100)
Rosé Réserve. Poco colorato, naso intenso, rotondo e forse un po’ troppo dosato. (84/100)
Brut 2006. 59% pinot nero, resto chardonnay. Dolcino, manca di tensione. (86/100)
Rosé 2006. Ritorna una buona finezza. Ribes, spezie, frutta secca, al palato è reattivo, con un classico finale più morbidino. Seducente. (91/100)

Joseph Perrier
Royale Brut. Facile e agrumato, cortino. (83/100)
Royale Blanc de Blancs. Base 2012, un po’ troppo dosato, un buon apertivo, floreale e speziato. (83/100)
Royale Blanc de Noirs 2009. Spezie, minerale, un palato un po’ aggressivo, ma ha lunghezza. (86/100)
Esprit de Victoria Rosé 2005. Anice, frutta, timo, morbido. (90/100)
Cuvée Josephine 2008. Riservato, naso di spezie tipo zafferano, segno di una bella evoluzione, bolla finissima, lungo e presente. (94/100)

Bollinger
Spécial Cuvée. Vinoso, note tostate, nervoso e molto reattivo. Una delle più belle versioni provate. (90/100)
Rosé. 60% pinot noir e 6% di vino rosso. Rotondo, grasso e nervoso, più morbido del precedente. (87/100)
La Grande Année 2007. 70% di pinot nero. Resta più chiuso, note tostate, frutta secca, cumino. Attacco deciso, acidità e sale entrano in azione, finale di liquirizia. (91/100)
La Grande Année Rosé 2005. Più legnoso, serve tempo che tutto si metta a posto, è però meno preciso, finisce sapido. (89/100)
R.D. 2002. Eleganza e potenza, materico, terroso, liquirizia e sale. L’impressione è che ci troviamo di fronte a un vino ancora lontano dal suo apogeo. Tanta roba. (95/100)

Françoise Bedel
Dis, Vin Secret. 90% di pinot meunier come tradizione della casa. Semplice e fruttato, si beve ma non ha grande complessità. Bel finale. (85/100)
Entre Ciel et Terre. Suolo argillo-calcareo, 40% pinot meunier, 60% pinot noir. Più verticale, fiori e frutta, finale potente. (90/100)
L’Âme de la Terre. Vigna di 90 anni, 60% pinot meunier, 30% chardonnay e 10% pinot noir. Molto evoluto e potente, largo. Non è tuttavia il massimo dal lato della finezza. (90/100)
Origin’elle. Facile da bere, lungo. Meglio il palato. (86/100)
L’Âme de la Terre 2002. Molto terroso, frutta matura, anche questo cerca la potenza, ha energia e complessità. Distacca di molto gli altri. 96/100
Comme Autrefois. Undici anni sui lieviti, ne deriva una enorme complessità, un tocco di legno, fiori secchi, autunnale, gastronomico, resta fine. Tra i due migliori. (95/100)

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3 comments

  1. Alberto Rispondi

    Belle analisi, che per quello che ho bevuto condivido.
    Sempre un piacere leggere commenti competenti.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie mille!

  2. Mario Plazio

    Mario Plazio Rispondi

    Grazie Alberto. A breve posterò un articolo sulla situazione dello Champagne alla luce dei miei ultimi assaggi. Credo sarà interessante
    Mario Plazio